
2009
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REGALI DI NATALE (Dicembre 2009)
Per questo Dicembre, voglio consigliare a tutti di farsi un bel regalo musicale e faccio tre segnalazioni:
ELVIS 75, GOOD ROCKING TONIGHT – Elvis Presley
L’8 Gennaio Elvis compirà 75 anni. Per festeggiare l’evento, la Sony ha deciso di mettere in commercio questo cofanetto di 4 cd con del materiale molto bello. Certamente il collezionista “elvismaniaco” rimarrà deluso, a causa della totale assenza di materiale inedito o alternativo, ma, per i neofiti e i semplici appassionati di musica, questo prodotto è una gemma di rara bellezza.
La carriera di Elvis è passata in rassegna attraverso 100 pezzi che sono tutti capolavori. Elvis è stato tanto osannato e apprezzato nei momenti più alti della sua carriera, quanto sottovalutato e ingiustamente criticato in quelli più bui. Questo concetto mi è sempre più chiaro ogni volta che escono compilation o raccolte di questo tipo che lo riguardano. Chiunque voglia confrontarsi con la musica rock ( e non solo…), non può non tener conto di ciò che ha prodotto questo monumentale artista. Comunque lo si voglia valutare, una cosa è certa: il Re è lui!
THE LIST – Rosanne Cash
Pare che l’idea dell’album sia nata da una lista che suo padre, il leggendario Johnny, le diede prima di morire. Ebbene l’album è una rivisitazione di alcuni tra i pezzi più famosi della tradizione folk-country americana. Grandi arrangiamenti e sonorità creano atmosfere veramente accattivanti. Rosanne è molto brava e misurata in “MOTHERLESS CHILDREN” cantando con un “feel” soul da urlo… delicatissima “SEA OF HEARTBREAK” in cui si concede il lusso di farsi aiutare da Bruce Springsteen… gran bell’ arrangiamento dello standard “I’M MOVING ON” che la rende molto accattivante… “SHE’S GOT YOU” e “GIRL FROM THE NORTH COUNTRY” sono interpretate con un sentimento non comune… in definitiva, un gran bel disco dalle atmosfere morbide e piacevoli. Per svegliarsi la mattina di Natale!
ELECTRIC ARGUMENTS – Paul McCartney
Questo è un album che le giovani leve del panorama rock dovrebbero prendere a modello. Paul l’ha pubblicato l’anno scorso e non se ne è parlato molto. Però è forse il più bel disco di McCartney dai tempi di “RUN DEVIL RUN” e, considerando che quello era un album di cover, posso dire che questo è il più bel disco di Paul da parecchio tempo a questa parte.
Non ci sono capolavori o pezzi memorabili, ma il disco è stracolmo di idee e di generi… dal classic rock, alla musica elettronica, dal blues, all’ hard rock. Il tutto visto con una freschezza e una originalità che quelli che dovrebbero raccogliere l’eredità di Paul non si sognano nemmeno! Questo ragazzino di 67 anni ha fatto un disco modernissimo tenendo presente una concetto che i giovani non riescono proprio a comprendere: quando c’è gusto, si può osare qualsiasi cosa!
Buon ascolto!
Buon Natale e felice anno nuovo da tutta la Big Boss Band.
Ciao,
Stevolaz.
“… YAHOOOOOOOOOOO” (Novembre 2009)
Uno delle serie televisive da me preferite è “HAZZARD”. In Italia si chiamava così… mentre negli U.S.A. il titolo era “THE DUKES OF HAZZARD”. Chiunque faccia parte della mia generazione conosce questo telefilm… può esserne un fan o un denigratore, ma chiunque lo conosce. Io ne ero, e ne sono, uno sfegatato appassionato! La messa in scena, le ambientazioni, le storie, i personaggi si confacevano perfettamente ai miei gusti… vi si narravano le avventure della famiglia Duke. Zio Jesse e i tre nipoti Bo, Luke e Daisy, una volta distillatori clandestini di whiskey nel profondo sud degli Stati Uniti d’America, ora difendevano la contea di Hazzard dalle angherie del boss locale e dello sceriffo corrotto suo alleato.
Le ambientazioni erano tipicamente country. Infatti la contea di Hazzard, che nella realtà non esiste, si trovava nei d’intorni di Atlanta, in Georgia… cappelli da cowboy, stivali a punta ed inseguimenti in auto nelle strade di campagna la facevano da padroni. Il tutto amalgamato da un ingrediente che, a mio modo di vedere, dava alla scena un fascino ancor più particolare… non parlo delle gambe di Daisy Duke, che mi procuravano le prime pulsioni sessuali (!), ma della colonna sonora. Infatti il sottofondo musicale di ogni puntata era costituito da pezzi strumentali di bluegrass… mandolini, chitarre acustiche, banjo, violini… insomma era un tripudio di quella che allora era per me semplice musica country, ma che poi, negli anni, ho scoperto essere uno dei generi da cui nacque il rock’n’roll.
Grazie a questa serie venni a contatto con questo genere musicale bellissimo e divertentissimo. Negli anni cercai di approfondire la conoscenza del bluegrass. Non ne divenni mai un esperto, ma posso dire di averne ascoltato molto e di saperlo riconoscere quando lo incontro. Non essendo un purista, le mie frequentazioni si riferiscono agli artisti più noti al grande pubblico… così ho potuto ascoltare un po’ di roba di uno dei pionieri Bill Monroe e i suoi BlueGrass Boys, i grandissimi Foggy Mountain Boys, Earl Scruggs, Lester Flatt e i suoi Nashville Grass… per arrivare ai più moderni e contaminati dal rock Nitty Gritty Dirt Band e Marty Stuart And His Fabolous Superlatives.
Il bluegrass, quale ramo del country venutosi a formare negli anni ’40, subisce marcate influenze anche dalla tradizione blues e, anche per questa miscela di elementi, è stato ritenuto da molti il precursore diretto del rock’n’roll. I testi delle canzoni sono spesso molto tristi ma, e qui è la particolarità, sostenuti da ritmiche incalzanti e allegrissime in cui banjo e mandolini la fanno da protagonisti. Ci si può scovare anche un po’ di jazz, perché, da un punto di vista sonoro, ci si trova di fronte ad una grande quantità di strumenti che suonano all’impazzata e, a turno, si lanciano in esuberanti improvvisazioni d’assolo.
C’è una storiella famosa nel Tennessee: “… servono 4 suonatori di bluegrass per cambiare una lampadina… uno l’avvita, mentre gli altri tre si lamentano del fatto che sia elettrica!”… ecco perché tutti gli estimatori della musica suonata in acustico non possono fare a meno d’innamorarsi di questo genere, anche se, ogni tanto qua e là, compare qualche chitarra elettrica… l’importante è che i suoni siano rigorosamente puliti!!!
Questo mese mi sono imbattuto in due album rock dalle marcate influenze bluegrass veramente belli e che desidero condividere. Il primo è l’ultimo lavoro dei Nitty Gritty Dirt Band che s’intitola SPEED OF LIFE. Sono 13 tracce suonate magnificamente di pura musica folk americana filtrata da evidenti inclinazioni e prospettive rock. Ritmiche trascinanti e gusto sopraffino negli arrangiamenti mi hanno colpito molto, oltre che un’abilità tecnica veramente non comune. Come esempio di musica che tutti dovrebbero ascoltare almeno una volta ogni tre mesi, segnalo i pezzi Tulsa Sounds Like Trouble To Me, Goin’ Up The Country, Earthquake e una versione eccezionale di Stuck In A Middle With You. Un disco favoloso!!!
L’altra segnalazione che faccio è una scoperta inaspettata. Il gruppo si chiama Steeldrivers e il disco in questione, essendo d’esordio, porta il loro nome. Qui le influenze blues sono più marcate, ma gli arrangiamenti e le sonorità country sono davvero pure! La voce del cantante è imbevuta di whiskey del Tennessee e violino, banjo e mandolino sono i protagonisti strumentali del sound della band. Gli Steeldrivers hanno una pagina su myspace che consiglio di visitare per ascoltare musica davvero bella e di non facile reperibilità. Se poi siete impavidi come me, potete comprare on line il loro magnifico disco.
Ciao,
Stevolaz
BACK TO BASICS (Ottobre 2009)
L’altra notte ho fatto un sogno…
… era estate in un luogo e in un tempo imprecisato... faceva molto caldo e mi trovavo al mare. Il sole bruciava e la spiaggia era gigantesca e di una sabbia di colore bianco accecante. Il mare era calmissimo, piatto… le ondine sulla riva erano di brevissima intensità, quasi t’invitassero a fare un bagno e a godere di loro. L’acqua era limpida e trasparente e, mano a mano che il mio sguardo andava verso l’orizzonte, il suo colore si faceva sempre più deciso… fino ad arrivare ad un bellissimo blu pastello. Se guardavo in direzione opposta, la spiaggia sembrava non avere mai fine, tanto che potevo avere l’impressione di trovarmi in un deserto. Se, però, osservavo con maggiore attenzione, potevo vedere, in lontananza, delle colline di forma tondeggiante, il cui profilo era talmente armonioso e dolce, da sembrare disegnato da una mano leggerissima. Il cielo era limpido e di colore azzurro chiaro… era talmente terso che lo sguardo si poteva perdere nel vuoto e si aveva la sensazione di poter vedere fin al di là dell’atmosfera terrestre! Io mi trovavo da solo, ero in costume e non avevo telo da spiaggia… ero disteso sulla sabbia, la quale aveva una consistenza così soffice da darmi l’impressione di esser accomodato su una nuvola. La temperatura era molto piacevole e il calore del sole, che si stagliava solitario nel cielo, era mitigato da una leggera brezza che rendeva il clima dolce e rilassante.
D’un tratto mi resi conto di una cosa… c’era una totale assenza di qualsiasi genere di suono. Persino il mare, i cui movimenti, come detto prima, erano comunque veramente minimi, non faceva rumore. Provai a prendere una manciata di sabbia e la sfregai tra le dita per sentirne il fruscio… niente! Provai a dire una parola… non la sentii! Provai a battere le mani, ma non ne sentii lo schioccare! Dannazione! Mi prese il panico… ero diventato sordo!
Mi alzai di scatto e mi toccai affannosamente l’interno delle orecchie… almeno il suono delle dita che sfregavano avrei dovuto sentirlo… ma niente! Non sentivo niente!!! Lanciai un urlo con tutto il fiato che avevo nei polmoni! Potevo sentire le vene del collo che mi si gonfiavano e la gola che bruciava da tanto che gridai forte… ma continuavo a non sentir nulla!
Cominciai a correr via all’impazzata senza saper dove andare e chiedevo aiuto con tutto il fiato che avevo in gola!!! Però il fatto di emettere un suono, di avere la consapevolezza al 100% di emetterlo, ma di non poterlo sentire, mi faceva stare ancora peggio! In più quel luogo sembrava deserto e anche se qualcuno, in lontananza, si fosse accorto del mio grido disperato e mi avesse risposto, io non sarei stato in grado di sentirlo!
Stremato dalla corsa impazzita e dalla mancanza di fiato, inciampai e caddi a terra! Con la faccia nella sabbia, accaldato e completamente fuori di me, sconvolto dalla paura… mi accorsi di un’altra cosa che mi raggelò il sangue! Ero caduto, ma non ebbi la sensazione di sbattere a terra! Proverò a spiegarmi meglio… ebbi il senso di perdita dell’equilibrio nel cadere, ma non ebbi la sensazione tattile provocata dallo sbattere a terra! Non potevo sentire la sensazione della sabbia sotto al mio corpo… era come se fossi sospeso, ma cazzo (!) avevo appena sbattuto per terra!!! Sollevai la faccia e vidi gocciolare del liquido trasparente dal mio volto… però non sentivo nulla sulle guance! Mi toccai gli occhi e mi accorsi che stavo lacrimando copiosamente, ma non potevo rendermi conto delle lacrime che scendevano lungo il viso!
Mi toccai la bocca per assaggiare le lacrime e sentirne almeno il sapore… ma non solo non potevo accorgermi se la mia lingua stava toccando qualcosa… non potevo neppure sentire il gusto, di ciò che forse stavo assaggiando!!! Mi diressi verso il mare… non poteva essere vero (!)… mi sarei sciacquato la faccia e avrei assaggiato l’acqua salata… l’immergere la testa in mare avrebbe risvegliato tutti i miei sensi! Corsi a perdifiato verso la riva e mi tuffai in acqua con concitazione! Una volta che risalì a galla mi accorsi che non era servito a nulla! Anzi!!! Mi sfregai gli occhi perché l’acqua non mi faceva vedere bene… ma, in pochi secondi, mi resi conto che l’acqua non c’entrava un bel niente!!! vedevo tutto sempre più sfocato… provavo a strizzare gli occhi, ma non avevo miglioramenti… al contrario… ogni volta che li riaprivo, vedevo sempre meno! Stavo perdendo anche la vista!
Prima di rimanere completamente al buio, decisi di uscire dall’acqua e di sedermi sulla sabbia…
Privo del tatto, dell’udito e, ormai, quasi completamente cieco, mi accorsi, dell’ultimo, ma ormai considerato da me quasi inevitabile, accidente… la perdita dell’olfatto. Provai infatti a “sniffare” un po’ d’aria, per sentire il profumo del mare portato da quella brezza che ora non potevo più rendermi conto esserci o meno, ma non sentii nulla!
Ero completamente privo di qualsiasi senso… abbandonato a me stesso… mi sentivo come un oggetto di pura materia… ero un essere umano consapevole, ma non avevo la possibilità di godere della natura che mi circondava! Mi distesi e, piano piano, mi accorsi che stavo anche diventando incapace di fare qualsiasi genere di movimento! Era come se mi stessi pietrificando!
A quel punto chiusi gli occhi e decisi di lasciarmi andare… di lasciarmi morire, ucciso da una forza che non potevo spiegarmi e che non potevo combattere!
Dopo non saprei quante ore, non appena la mia mente si calmò… qualcosa mi svegliò di soprassalto! Era una goccia d’acqua che mi cadde in fronte… aprii gli occhi istantaneamente: avevo sentito quella goccia cadermi addosso! Sentivo la mia fronte bagnata ed ero riuscito ad alzare il braccio per toccarmela… con la mano avevo percepito la mia stessa pelle!!! Che sensazione meravigliosa!… eppure in cielo non c’era una nuvola e il sole continuava a splendere alto e fiero… mi fermai a riflettere: io stavo guardando il cielo!!! Vedevo quel bellissimo cielo azzurro! Potevo vederlo!!!!!!!!! Scoppiai in una grassa risata tutta festosa e piena di urli e strepiti… se qualcuno mi avesse visto, gli sarei sembrato senz’altro un pazzo… però attenzione! Sentivo le mie stesse risa!!! Sentivo la mia voce e il suono del mare!!!!!!!! Potevo sentire di nuovo!!! Cominciai a cantare a squarcia gola danzando e saltando tutt’intorno! Respiravo e potevo sentire il sapore dell’aria, dell’ossigeno! Ero in estasi!!!
La gioia mi dava continue scariche di adrenalina… ero un tutt’uno con la natura, bevevo l’aria e l’assaporavo, il ritmo del mare era la mia musica, la sabbia sotto i miei piedi era la mia casa, la bellezza di tutto ciò che mi circondava mi riempiva il cuore! Mi sentivo un tutt’uno con la natura… mi sentivo in una dimensione perfetta!
Ero in una dimensione perfetta!!!
Stavo meravigliosamente bene!
Ero salvo!
Ciao,
Stevolaz
PECCATI MORTALI (Settembre 2009)
Sono sempre stato un grande ammiratore dei restauratori di opere d’arte. Ho sempre pensato che, per fare un lavoro del genere, siano necessarie delle doti artistiche proprie, una grandissima dose di pazienza, una passione sconfinata per l’arte e un rigorosissimo rispetto per il lavoro altrui.
Infatti mi ha sempre fatto un po’ paura l’idea di mettere le mani su un quadro o una scultura di alto valore storico… non fosse altro per il timore di fare un danno irreparabile su un bene dell’Umanità. Ma, a parte l’idea di poter rovinare qualcosa con uno sgraffio o, ancor peggio, con una rottura, il mio terrore sarebbe quello di poter snaturare qualcosa dell’opera originale. Di andare, con il mio intervento, nella direzione contraria a quella che l’artista intendeva percorrere con la sua opera. Questa sarebbe, secondo me, una vera sciagura. D’altro canto la figura del restauratore è importantissima… con il suo lavoro, aiutato dalle moderne tecniche e tecnologie, egli mantiene viva l’opera e permette all’autore di comunicare, in modo sempre fresco e diretto, con lo spettatore di qualsiasi epoca. Ammiro questi professionisti perché devono avere, prima di qualsiasi altra dote tecnico/artistica, un elevato codice morale, necessario a non tradire le originali intenzioni dei creatori delle opere di cui si stanno occupando.
Infatti chiunque andasse a mettere le mani su un’opera d’arte, di qualsiasi genere o livello qualitativo, non dovrà mai tradire l’intenzione dell’autore originario, tantomeno modificarla o alterarla in alcun modo. Sarebbe un’ingiustizia, un ladrocinio, un peccato mortale! Faccio un esempio cinematografico. Steven Spielberg è uno dei registi più importanti nella storia del cinema. Un riconosciuto maestro e artista che, facendo film per il grande schermo, ha quasi sempre girato le sue pellicole in formato panoramico… quello, per intenderci, dalla classica forma rettangolare. Prima che uscissero i canali digitali o i dvd, e prima che esistessero le televisioni in 16:9, i suoi film venivano proposti dalle reti televisive in formato 4:3, per poter essere visti, dagli spettatori a casa, sui classici apparecchi di forma quadrata. Quando si era fortunati, venivano apposte, sulle estremità alta e bassa dello schermo, delle bande nere per poter vedere il film nel formato originale… però questa soluzione aveva un difetto: rimpiccioliva troppo l’immagine… infatti gli apparecchi televisivi degli italiani erano considerati grandi quando misuravano intorno ai 24 pollici… oggi la media è ben più alta… comunque… per ovviare a questo stato di cose, qualcuno pensò ad una soluzione che era permessa dalla tecnologia di allora: eliminare le bande nere zoomando l’immagine, in modo che, la stessa, potesse risultare a tutto schermo. Questa soluzione era, a mio giudizio, gravemente peggiorativa rispetto alla precedente: eliminava una parte di scena, seppur marginale, che il regista aveva filmato ai lati destro e sinistro e che voleva farci vedere! Veniva modificata, in modo del tutto arbitrario, un’inquadratura, privandola di una parte di realtà che, al contrario, ci si voleva descrivere! Veniva alterato un modo di vedere le cose, uno stile… veniva compromessa la cosa più importante che un artista conferisce alle sue opere: la propria personalità! Per cui nel caso, ad esempio, di Steven Spielberg, un suo film poteva benissimo essere confuso con uno di un qualsiasi altro regista… ma Steven Spielberg non è un regista qualsiasi! Non è un semplice tecnico/professionista! È un artista con uno stile ben definito e riconoscibile(!)… e questo stile è presente in ogni singola inquadratura, la quale gli è dettata dalla sua unica personalità! In conclusione veniva modificata un’opera d’arte e compiuto un peccato mortale!!!
Pensate se una cosa del genere venisse fatta ad un quadro famoso! Se domani qualcuno decidesse che “La Gioconda” di Leonardo da Vinci dovesse essere privata delle sue estremità destra e sinistra, e la tela venisse tagliata di 5 cm per lato, il responsabile sarebbe, giustamente, additato come un criminale e finirebbe in galera a vita!!!
Viviamo un’epoca in cui la musica non riesce più a sfornare talenti musicali degni di questo nome. Come ho già scritto in passato in più occasioni, il business ha offuscato la vista di chi amministra l’industria del rock e, per questo motivo, la buona musica è sempre più rara da trovare nella grande distribuzione. L’estetica ha rubato posto all’anima e pochi sono quelli che riescono ancora a produrre musica che sia genuina! È principalmente questo il motivo per cui le grandi etichette, da qualche anno a questa parte, hanno riproposto i propri classici al pubblico moderno… e fin qui non ci trovo niente di male, anzi!!! Però divento una bestia se penso a certi scempi che si sentono passare per radio… mi riferisco ai re-mixaggi effettuati su canzoni di alcuni grandi del passato per avvicinarli ai giovani d’oggi… penso, ad esempio, alla “Little Less Conversation” di Elvis riproposta nel 2002 da non ricordo nemmeno quale d.j.. Ebbe un successo planetario, campione di vendite e pioggia di dischi d’oro! Grande operazione commerciale… ma schifezza dal punto di vista artistico! Penso ad Elvis che s’incazza di brutto, ascoltando che cosa hanno combinato con la sua musica e con la sua arte, snaturando la sua interpretazione così sanguigna con un susseguirsi di loop sul suo cantato, facendo diventare una canzone di appena 2 minuti una cantilena ritmata che sembra non avere mai fine! Mi piacerebbe credere che, se le stesse risorse, utilizzate per quest’operazione, fossero state utilizzate per fare un’opera di restauro vero e proprio sull’incisione originale di Elvis, i risultati commerciali sarebbero stati anche maggiori! E si sarebbe rispettata la qualità artistica di un mostro sacro, di un pioniere che, solo per il fatto di essere tale, andrebbe rispettato e che ha fatto dello stile personale una caratteristica unica della sua musica.
A onor del vero, operazioni di “restauro artistico”, in questo senso, sono state fatte sul catalogo di Elvis e non solo… vengono chiamati rimasterizzazioni! Il problema è che, nella maggior parte dei casi, vengono fatte solo per una nicchia, per gli appassionati… raramente vengono proposte ad un pubblico su larga scala. Questa è una politica sbagliata, perché le rimasterizzazioni, quando sono fatte bene, con la cura e il rispetto propri di un vero restauratore, possono rendere fresca e attuale una incisione di 20, 30, 40 o 50 anni or sono, senza che per questo sia necessario aggiungere basi elettroniche, cori artefatti o chissà cos’altro!
In questo senso, sarebbe degno di plauso, quello che la EMI ha fatto questo mese, riproponendo tutto il catalogo dei Beatles in versione rimasterizzata. Dico “sarebbe” per due ragioni. Innanzi tutto la cosa serve di più come accompagnamento al lancio di un videogioco, con protagonisti i “Fab Four” ed intitolato “Rock Band”, che come veicolo di distribuzione artistico/musicale… in secondo luogo, anche se non si è proceduto a nessun tipo di rimixaggio o contaminazione, come avvenuto, ad esempio, con la compilation “Love”, uscita qualche anno fa, si è pensato bene di riproporre il tutto in versione stereo! Peccato, però, che l’opera omnia dei Beatles sia stata concepita in mono. Questo vuol dire che chi ha curato la masterizzazione stereo avrà dovuto prendere delle decisioni anche estetiche, per adattare la musica al nuovo formato… Paul e Ringo saranno anche stati coinvolti in queste decisioni, ma John e George? Ho un solo commento: che schifo! E, in ogni caso, l’operazione sarebbe stata infelice anche con tutti i 4 consenzienti… perché? È semplice: che io sappia Leonardo non si è mai sognato di “riaggiustare” la Gioconda anni dopo che l’aveva dipinta! L’aveva creata in quel modo e con quei colori! Così aveva un senso! Quando ha voluto comunicare qualcos’altro o ricevere soldi per la sua arte da qualche committente, l’ha fatto creando qualcosa di completamente nuovo!
Da parte mia, fortunatamente, possiedo tutta la musica dei Beatles con le vecchie masterizzazioni mono e me la tengo stretta! Perché è così che loro hanno comunicato al mondo! E io voglio ascoltare quello che questi geni della musica avevano da dire… e voglio ascoltare come lo dicevano! Era così difficile ripulire quelle tracce e riproporle a tutti nel loro formato originale?
Però voglio anche vedere il bicchiere mezzo pieno: se questo serve ad avvicinare i ragazzi d’oggi alla buona musica, ad interessarli, ad educarli affinchè, attraverso lo studio dei classici, siano in grado di apprendere i canoni della bellezza e, in questo modo, poter capire le differenze… allora ok! Può starmi bene!!!
Ciao,
Stevolaz
THE MOON (Agosto 2009)
Il 20 Luglio è stato un’anniversario importante per la storia dell’Uomo. Infatti 40 anni or sono, era il 20 Luglio 1969, Neil Armstrong, capitano della navicella spaziale Apollo 11, primo essere umano della storia, mise piede sulla Luna. Io non ero ancora nato, ma mia madre ricorda che lei e mio padre passarono tutta la notte davanti alla televisione per essere testimoni diretti di quello che allora era considerato, secondo me a ragion veduta, un avvenimento importantissimo.
Oggi la missione dell’Apollo 11 è ricordata con tiepido fervore e non mi sembra che ci siano state grandissime celebrazioni per ricordare lo sbarco sulla Luna. Di questo mi dispiaccio molto, perché quella è stata, almeno fino ad oggi, l’ultima conquista esplorativa dell’essere umano e meriterebbe più considerazione di quanto non abbia.
A me piace celebrare questo anniversario con quelle canzoni, aventi la Luna come musa ispiratrice, che fanno parte della mia formazione musicale e che, ancora oggi, se le ascolto e mi ci perdo dentro, fanno fare anche a me quattro passi lassù.
Blue Moon Of Kentucky
Come faccio a non averla nel cuore questa bellissima canzone! Io ci sono cresciuto! Scritta dal cantante country Bill Monroe negli anni ‘40, è il lato B più importante della storia del rock! Perchè? Era il retro del 45 giri di “That’s All Right Mama” di Elvis… era il 1954 e, dopo questo disco, il mondo cambiò per sempre. Sentire il giovane futuro Re del rock’n’roll che urla e piange perché il suo amore lo ha lasciato triste e solo, ma ascoltare anche come ha la forza di chiedere alla luna di continuare a splendere su colei che è causa di questo dolore, è veramente struggente!!! Eppure il ritmo è frenetico, nervoso ed incalzante… questo ragazzo prese una ballata country e ne fece un dirompente rock’n’roll! Ecco a voi il genio!
Fly Me To The Moon
La versione più celebre di questa canzone, un classico della tradizione musicale Americana, è di Frank Sinatra. Quando ero ragazzino, i miei genitori comprarono, in autogrill durante un viaggio, una cassetta con i maggiori successi di The Voice… questo, per me, è sempre stato uno dei più belli. Il pezzo è “leggero” e l’interpretazione impeccabile di Sinatra lo rende veramente gioioso e spensierato… così come immagino che sia una passeggiata in assenza di gravità! Il grande Clint Eastwood l’ha usato per chiudere “Space Cowboys”. Ogni volta che rivedo quella scena, anche se drammatica, piango di gioia!
When My Blue Moon Turns to Gold Again
Altro pezzo che conosco e amo grazie al fatto che sono un “elvismaniaco”! Di per sé non brilla certo per originalità… ma l’Elvis dell’epoca, da buon “guastatore”, riesce a trasformare uno standard, che originariamente aveva un po’ troppa melassa, in un divertente e divertito rockabilly.
Blue Moon
“…you saw me standing alone… without a dream in my heart… without a love of my own…” Chi non la conosce? Chi non l’ha canticchiata distrattamente almeno una volta nella vita? Immortale!
Bad Moon Rising
A dispetto dell’atmosfera, che musicalmente è allegra e scanzonata, il testo di questo pezzo leggendario dei Creedence è veramente molto dark! “… C’è una luna cattiva… sii pronto a morire!”… Fogerty canta queste cose, ma lo fa in stile rockabilly… ci invita a danzare sotto una luna maligna che ci porterà alla morte! Niente male, vero?
Bad Side Of The Moon
Canzone non troppo famosa di Elton John, è, senza dubbio, tra le mie preferite dell’artista inglese! Fa parte del repertorio dei primi dischi… quando la sua vena rock era più evidente. La produzione del pezzo è molto ricca con l’utilizzo di archi che scandiscono una ritmica rock incalzante e che danno il tipico aspetto etereo che una canzone ispirata dalla luna dovrebbe sempre avere!
Moondance
Van Morrison all’apice della sua creatività e della sua grazia compositiva! Perché questo pezzo NON è di Michael Bublè!!! Ma di Van Morrison! Andatevelo a sentire nella versione originale… e non interpretata da un tizio che, non avendo personalità, scimmiotta Sinatra impunemente!
Moon River
Se non avete mai visto “Colazione Da Tiffany” e ascoltato Audrey Hepburn che la canta accompagnandosi con la chitarra seduta alla finestra, vi manca un parametro per riconoscere la grazia manifesta!
Harvest Moon
Sembra che Neil Young racconti una fiaba… e invece canta una poesia d’amore! Chi scrive musica come questa merita un posto in Paradiso!
Moonlight Mile
Una ballad tra le più belle degli Stones! Il testo è criptico e le atmosfere musicali danno veramente l’impressione dell’assenza di gravità… e, se chiudete gli occhi e alzate il volume, vi sembrerà veramente di essere in un altro mondo!
Dancing In The Moonlight (King Harvest)
Pura gioia! Ecco cosa mi comunica questo mitico pezzo dei primi anni ’70. Questi sono i King Harvest… gruppo misconosciuto di quei gloriosi anni e che non raggiunse mai più i risultati ottenuti con questa favolosa canzone che, come dice il titolo, ti mette in corpo un’irrefrenabile voglia di ballare al chiaror di luna!
Va bene, ok!!!… Le parole ora stanno a zero! Procuratevi i pezzi e ascoltateveli! Spero vi piacciano!
Ciao,
Stevolaz
WALL OF SOUND (Luglio 2009)
Nel 2002 venne accusato dell’omicidio della sua ultima compagna… poche settimane or sono, dopo anni di ricorsi e contro-ricorsi, è arrivata la sentenza definitiva che condanna Phil Spector a diciannove anni di carcere.
La notizia, come era naturale aspettarsi, non ha avuto grande rilievo, eccezion fatta per qualche riga sui giornali, all’interno di rubriche di gossip. Questo perché, se escludiamo i più accaniti appassionati di storia della musica rock, pochi sanno chi sia questo Phil Spector. Ebbene, mi piace rendere omaggio a uno dei più grossi talenti musicali che, con il suo genio, ha scritto alcune delle leggi che governano quell’universo chiamato rock’n’roll!
Pochi artisti possono vantarsi di aver inventato un metodo… ovvero… pochi possono dire che dopo il loro passaggio le cose non sono state più le stesse, perché hanno cambiato le regole o ne hanno scritto di nuove… ecco Phil Spector è uno di questi! Ha cominciato come musicista, ma è con il ruolo di produttore musicale che è entrato nella leggenda. Infatti Spector ha portato questa figura ad avere la stessa importanza dell’autore e dell’esecutore… in certi casi, ad esserne anche più importante!
Ma che cos’è un produttore musicale? È colui il quale segue il lavoro di produzione, appunto, della musica, dal momento in cui il compositore crea dal nulla, fino ad arrivare al prodotto ultimo. Si potrebbe definire il vero e proprio “regista” del processo creativo di una canzone o di un album… è colui che contribuisce, in modo determinante, a conferire un sound caratteristico all’opera finale, perché assembla, arrangia e perfeziona tutto quello che gli autori, prima, e gli interpreti, poi, hanno elaborato sulla musica. Ebbene, questo lavoro, prima della comparsa di Phil Spector, era fatto di pura “professionalità”… spesso il produttore era un musicista molto bravo che si preoccupava quasi esclusivamente di curare l’aspetto puramente tecnico dell’opera in questione… era, più che altro, un professionista e un coordinatore. Con Phil Spector, il produttore, diventa anche una fondamentale parte del processo creativo… e anche la produzione di una canzone o di un disco, diventa arte vera e propria!
Spector è l’inventore del “Wall of Sound”… ovvero il “muro di suono”. Il suo era, come lui stesso lo aveva definito, un approccio “wagneriano” alla musica rock! Nei dischi da lui prodotti c’era una ricchezza incredibile di strumentazione… c’erano fiati, archi e numerosissime percussioni che andavano ad arricchire non poco la parte ritmica di una composizione. Utilizzava sempre grandi musicisti solisti, anche per registrare semplici parti di accompagnamento, e faceva suonar loro le stesse frasi con il medesimo strumento, per ottenere un effetto “unisono” che desse al suono un volume grasso, grosso e importante… così si avevano pezzi registrati con due chitarre che, suonando, appunto, all’unisono, facevano una stessa parte, altre due chitarre che ne facevano un’altra e tre pianoforti che ne suonavano una terza, conferendo, all’atmosfera musicale delle canzoni, un calore e una ricchezza del tutto particolari: il “Wall of Sound” appunto!
Ha sempre preferito i “singoli” agli “album”, infatti definiva questi ultimi: “… una cozzaglia di spazzatura con due belle canzoni in mezzo!”… non fece mai mistero della sua avversione per le registrazioni in multi traccia, ritenendo che fossero più a beneficio dell’ascoltatore che non del musicista… genio e sregolatezza, ha lavorato, tra gli altri, con Elvis, Ben E. King, Ike & Tina Turner… ha prodotto l’ultimo lavoro dei Beatles “Let It Be”, contaminando, con il suo stile, quello tradizionale dei fab four e inimicandosi, così, Paul McCartney che, nel 2003, fece uscire “Naked”, ovvero la sua personale versione dello stesso album, ripulita del vestito che Spector gli aveva cucito addosso nel 1970… produsse album per le carriere soliste di John Lennon e di George Harrison… poi lavorò sempre meno, fino ad arrivare ad un ritiro dorato! Le sue tecniche ebbero grandissima influenza sui primi dischi dei Rolling Stones… i Beach Boys, con l’album “Pet Sounds”, e Bruce Springsteen, con l’album “Born To Run”, hanno provato a riprodurre, per loro stessa ammissione, il “Wall of Sound”… ma in generale, come detto prima, è la figura del produttore discografico che, dopo la comparsa di Spector, acquistò un’aspetto artistico che, fino a quel momento, tranne che in pochi casi, era inesistente.
Andate a ripescare, quindi, alcuni suoi successi, per riscoprire il lavoro di un grande innovatore… di quello che, pur essendo una figura operante dietro le quinte, è riuscito a diventare una leggenda al pari di una star: “Be My Baby” (The Ronettes), “Spanish Harlem” e “Stand By Me” (Ben E. King), “You’ve Lost That Lovin’ Feeling” e “Unchained Melody” (The Rightouse Brothers), “River Deep, Mountain High” (Ike & Tina Turner)… gli album “Let It Be” (The Beatles), “Rock’n’Roll” e “Imagine” (John Lennon), “All Things Must Pass” (George Harrison)… e tutto ciò che riuscirete a trovare!
Ciao,
Stevolaz
…LIKE AN EAGLE! (Giugno 2009)
“Se ci fossimo drogati di meno, avremmo prodotto molta più musica!”
Sono le parole di Don Henley, il batterista/cantante degli Eagles! La voce solista di pezzi incredibili e meravigliosi come Hotel California o Desperado! Eppure gli Eagles non sono noti al grande pubblico per la loro dissolutezza (cosa che, invece, si potrebbe tranquillamente affermare di altri gruppi loro contemporanei …), però hanno vissuto in un’epoca discografica in cui il consumo di droghe era una sorta di “dovere” per chi apparteneva alla grande famiglia del rock!
Nati nel 1971, si sono sciolti già nel 1979… per dare poi vita nel 1994 ad una reunion che dura tutt’oggi! In effetti quello vissuto dagli Eagles è l’ultimo periodo del rock classico… qualcuno dice che in quell’epoca il rock morì, ucciso dal business che già a partire dalla fine degli anni ’60 ne aveva minato le fondamenta… infatti, erano sempre meno i dischi nati da ciò che l’artista aveva da dire ed erano sempre di più quelli nati per soddisfare gli appetiti del pubblico! Di questo passaggio storico, gli Eagles, a mio parere, furono sia beneficiari che vittime… oltre che protagonisti!
Questo perché la band, con il suo primo album, si poneva come una vera e propria country band con influenze marcatamente rock… insomma era una band di genere! Poi, lentamente e consapevolmente, certe spigolature, tipiche della musica destinata ad una nicchia, vennero ammorbidite, facendo tendere lo stile del gruppo verso atmosfere più decisamente pop! Come dicevo prima, questa cosa portò molta fortuna al gruppo che divenne uno dei più popolari nella storia della musica rock, ma, purtroppo, fu anche causa dello scioglimento del gruppo che, tra i suoi componenti, aveva troppe divergenze creative. Qualcuno voleva restare fedele alle radici country e abbandonò, qualcuno non era d’accordo con l’orientamento più graffiante che portò all’ingresso di Joe Walsh nel gruppo, la droga che scorreva a fiumi ed offuscava i giudizi… e allora… come dare torto a Don Henley? Dannazione! Chissà quanta altra roba meravigliosa avrebbero potuto fare!!!
Sono andato a Milano a sentire gli Eagles nella loro unica data italiana questo mese! Posso ammettere candidamente che sentire dal vivo Hotel California mi ha quasi commosso! Le costruzioni vocali del gruppo non hanno perso nemmeno un goccio della magia di un tempo e la loro abilità come musicisti è sorprendente! Hanno alle spalle una storia di tutto rispetto e un repertorio fatto di grandissimi pezzi, molti dei quali, tra i più leggendari nella storia del rock… è stato emozionante poter ascoltare, oltre alla già citata Hotel California, In The City… I Can’t Tell You Why… The Long Run… Take It Easy… Witchy Woman… Life In The Fast Lane… e infine… Desperado!!! Gusto, tecnica, talento… tutto perfettamente dosato in uno show di due ore e mezza di durata… regalando emozioni vere e volando davvero in alto, come solo le aquile sanno fare!
Non ho ancora ascoltato il loro ultimo disco e credo, in tutta onestà, che non scriveranno mai più un’altra Hotel California… ma hanno suonato la title track dell’album, intitolato, appunto, Long Road Out Of Eden… un pezzaccio da paura che i ragazzotti tutti finti, che si vantano di essere le rock star del giorno d’oggi, nemmeno si sognano di poter immaginare!!!
Evviva gli Eagles e la loro splendida musica! Se ne avrete l’occasione, dovrete andarli a sentire! Un dovere per chi ama la buona musica!
Ciao,
Stevolaz
IL PISTOLERO (Maggio 2009)
Alla fine di ogni buon western che si rispetti, il nostro eroe si ritrova a cavalcare rivolto verso l’orizzonte… solo lui e la prateria nel suo futuro! Durante l’avventura di cui è stato protagonista, ha avuto amici e compagni… ma il vero eroe del west, alla fine e per svariati motivi, resta sempre solo! È quello il suo destino! Il pistolero arriva in città, si crea amici… pensa di poter trovare una vita che sia “normale” all’interno di una comunità… magari trovare una donna che s’innamori del suo caratteraccio e metter su famiglia… ma poi succede qualcosa e il nostro, dopo essersi battuto, dando il meglio di sé, si ritrova a cavalcare, solitario, verso il tramonto. Eric Clapton ha avuto una carriera simile ad una storia come questa e io l’ho sempre considerato una sorta di “pistolero” del rock!
Sono andato a Londra per assistere ad un concerto di Clapton questo mese! Non l’avevo mai visto suonare dal vivo prima di allora ed è stata un’esperienza eccezionale! Ha suonato alla Royal Albert Hall… un tempio! Il concerto è stato molto bello… accompagnato da una band formata da grandissimi musicisti, ha suonato una scaletta che ha ripercorso i capitoli più importanti di una carriera lunga più di quarant’anni!
Ho cominciato ad interessarmi alla musica di Eric all’inizio degli anni ’90, quando comprai la cassetta del suo MTV UNPLUGGED. Rimasi folgorato da quel live perché era veramente particolare! Oltre alla qualità dei musicisti, la cosa che mi colpì maggiormente fu il “gusto”! Così, andando poi, nel corso degli anni, ad approfondire la conoscenza musicale di “Slowhand”, mi si confermava sempre l’impressione avuta con quella prima cassetta: la qualità che maggiormente apprezzavo, e ancora oggi è così, era il “gusto”! Esattamente il “gusto”!
Infatti stiamo parlando di uno dei più grandi chitarristi della storia… però il fatto che sia in grado di fare qualsiasi cosa voglia con la chitarra, secondo me, non è la cosa più apprezzabile in lui! Clapton, da sempre, è un grandissimo amante del blues… da sempre lo ha suonato ed è stato uno dei protagonisti della riscoperta delle radici del rock… però ha suonato veramente di tutto in carriera: ha cominciato, appunto, con il blues… è stato un pioniere della psichedelia… ha suonato molto southern rock con contaminazioni più che evidenti di musica country… compare persino in WHITE MANSIONS, il concept album sulla Guerra Civile americana fortemente voluto da Waylon Jennings… si è pure concesso al pop più commerciale… ha fatto colonne sonore per Hollywood… insomma è un musicista più che eclettico… ma in tutto quello che ha fatto, o almeno in ciò che ho potuto ascoltare io, alla base di tutto c’è sempre stato un gran “gusto”! Mi piace sentirlo suonare e mi piace, quasi sempre, cosa suona! Insomma… mi piace il suo gusto! Mai autocelebrativo, mai esagerato, sempre pertinente!
Ma perché “pistolero” del rock? Bhè la ragione è semplice. La sua comparsa sulla scena musicale è risalente al periodo in cui erano le “band” a farla da padrone, specialmente sulla scena musicale inglese dalla quale lui stesso proviene. E Clapton stesso ci ha provato… con gli Yardbirds e con i Bluesbreakers di John Mayall prima, con i Cream, Delaney & Bonnie, i Blind Faith poi… e, infine, con i Derek And The Dominoes… tutte band fantastiche e che hanno scritto capitoli entrati di diritto nella storia della musica rock… ha avuto collaborazioni importanti con tantissimi “grandi”… da JJ Cale e BB King a Jimi Hendrix e Duane Allman… però, alla fine, il nostro pistolero non è riuscito ad avere una vita “normale” all’interno di una comunità… si è sempre ritrovato da solo a cantare del blues!
Oggi Eric Clapton ha 64 anni e continua a cavalcare… e a suonare la sua chitarra! Gloria a lui e alla sua magnifica musica!
Ciao,
Stevolaz
BRAVIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! (Aprile 2009)
“… non ho mai sentito di qualcuno che si guadagnasse da vivere suonando una chitarra!!!”
Questo disse Vernon Presley a suo figlio Elvis quando questi era in procinto di firmare il suo primo contratto discografico con la Sun Records di Memphis di proprietà di Sam Philips. Non aveva tutti i torti… i Presley venivano da un sobborgo di una piccola comunità, Tupelo nel Mississippi… insomma Tupelo era uno sputo di paese in mezzo ai campi di cotone e loro non potevano permettersi nemmeno il bagno in casa… insomma… per un uomo che aveva vissuto la povertà, quella vera, per tutta la vita, non fu affatto facile sentirsi dire dall’unico figlio che aveva intenzione di lasciare un posto sicuro, presso una ditta di forniture elettriche, per andare a fare il musicista alle fiere di paese del sud degli Stati Uniti! Insomma trasalì! Perché non c’era nulla di certo in quello che Elvis si apprestava a fare e i Presley non potevano permettersi che in casa qualcuno non lavorasse! Com’è andata a finire lo sappiamo bene… Elvis venne investito alla nascita di un talento divino e, per fortuna sua, della sua famiglia e della moderna civiltà, ebbe la possibilità di rivelarsi al mondo intero!
Oggi ce la farebbe? Chissà! Io dico di si… anche se…
Insomma… mi ritrovo a leggere un articolo sul mercato discografico attuale… Un noto compositore italiano, co-autore di canzoni che hanno fatto la storia musicale del nostro Paese, si dice certo che al giorno d’oggi Lucio Battisti, se fosse un ragazzo sconosciuto in cerca di un contratto discografico, non avrebbe possibilità alcuna!
Il giornalista osserva che ormai non esiste più la figura del ragazzo di belle speranze che viene accompagnato dai genitori, chitarra a tracolla, per fare un provino presso un’etichetta… ormai ci sono X-Factor e Amici che sfornano talenti consumabili in fretta e di larga appetibilità! Aggiunge, poi, che alle grosse case discografiche non importa più andare a cercare la qualità vera in un cantante o in un musicista… interessa quanto questi siano in grado di far guadagnare il massimo nel minor tempo possibile… perché promuovere un album costa tanti soldi e, con internet e con l’effettiva possibilità di scaricare gratuitamente tutta la musica che si vuole, ormai la cosa è diventata troppo poco remunerativa.
Un dirigente di una multinazionale aggiunge che si stanno cercando nuove idee per far entrare soldi nelle casse delle etichette, perché, ormai, con i dischi non si guadagna più… una soluzione proposta da questo “genio” è sfruttare l’emotività dei fan dopo un concerto… ovvero fare in modo di registrare il concerto stesso, essere in grado di vendere, all’uscita dello stadio o del palazzetto dello sport, la registrazione dello spettacolo a cui si ha appena assistito e incassare, quindi, un bel gruzzoletto!
Ebbene… un “bravo” a tutti coloro che dicono cose sagge!!!
Bravo al compositore che dispensa speranze ai giovani talenti (!)… è tipico dei “senatori” (ma in ogni settore, non soltanto quello musicale!) il voler tenere stretta ed elitaria la propria casta, per paura di perdere prestigio o di essere scalzati da una qualche posizione di privilegio… allora si cerca di disincentivare iniziative che non possono essere controllate! Nel nostro caso il postulato è che, al giorno d’oggi, neppure un genio come Lucio Battisti riuscirebbe ad emergere… conseguenza: “non provateci - sembra voler dire - o se volete provarci, venite alla mia scuola per giovani autori di talento”! Già… perché il nostro amico… dopo aver fatto un’affermazione così forte, si è lanciato sulla sponsorizzazione della sua “accademia”! A quanto pare solo così si ha una possibilità!!! BRAVOOO!!!
Bravo al giornalista che fotografa una situazione di merda senza scomporsi minimamente… Mi viene in mente quello che ho sentito dire al compianto Gianfranco Funari quando si occupava di politica. Lui era solito definirsi “giornalaio” perché non interveniva… si limitava a fotografare una certa situazione per proporla al pubblico. Altri compiti erano riservati ai “giornalisti”. Il giornalista era colui il quale aveva la capacità e il dovere di approfondire la “fotografia” suddetta, per cercare di scoprire o comprendere le ragioni di un certo dato di fatto! Ebbene… il nostro giornalista ci dice che la qualità nella musica non conta più… rassegnato! Non pretendo invettive o crociate, ma, almeno, un minimo d’indignazione la vorrei… invece niente! Niente di niente! BRAVOOO!!!
Bravo al dirigente! Perché se veramente si facesse una cosa come lui stesso suggerisce, si scoprirebbe che la maggior parte delle star musicali in circolazione canta allo stesso modo in cui le capre belano quando sono al pascolo! Ti prego dirigente, fallo! Fai questa cosa!!! Sarebbe bellissimo smascherare tutti quei palloni gonfiati assolutamente privi di talento e capacità interpretative!!! Facciamolo! Io ti sosterrò!!! BRAVOOO!!!
La situazione sembra disperata! Ma un rimedio c’è! Dobbiamo fare una cosa! È nostra responsabilità cercare di conservare capacità critica! Se si sente qualcosa di banale, vuoto, artefatto… dobbiamo aver la forza di dire che quella è merda! Bisogna contestare chi non se ne accorge o chi vuole far apparire cose stupide come talentuose… bisogna riscoprire i classici, perché loro hanno creato i parametri della bellezza! In questo modo avremo la conoscenza che ci permetterà di affermare che una cosa è bella o brutta… potrà non piacerci, ma sapremo se ha valore… indipendentemente dal nostro gusto!
Facendo così diventeremo più rispettabili… e quei caporioni di cui vi ho parlato prima, quei palloni gonfiati che hanno perso l’anima… ebbene questi signori saranno costretti a rivedere un sistema che ricerca i gusti del pubblico. Per cui… se non sono loro che riescono a proporci nulla di valore, perché hanno svenduto la passione… cerchiamo di diventare noi più esigenti! La colpa è anche nostra!!! Di un pubblico pigro che si ferma alle cose facili facili… che non ha più voglia di essere stimolato! Che non riconosce le differenze! Perché le differenze ci sono ma non riusciamo più a vederle!
Io ci provo! Questo sarà il mio rock’n’roll! Questa la mia piccola rivoluzione!
Ciao
MILES (Marzo 2009)
Una volta,è passato, ormai, qualche anno, mi ritrovai alle cinque e mezza del mattino a riportare la strumentazione del gruppo in sala prove. Quella sera avevamo suonato e, come accade alla fine di ogni serata durante la quale suoniamo in un locale, stavo riportando a braccia amplificatori, chitarre e ferri della batteria insieme ai miei compagni d’avventura. Per accedere alla nostra sala prove, è necessario salire quattro rampe di scale e poi percorrere un corridoio per non più di 40 metri. Non è un gran percorso, ma posso assicurarvi che non è piacevole da fare all’alba e dopo aver passato la notte a suonare… a quell’ora del mattino non si desidera altro che buttarsi nel letto e lasciarsi cullare fra le braccia di Morfeo…
Stavo dicendo… ero con il mio chitarrista e, finito il lavoro, distrutti dalla fatica, strafatti dal sonno, se ne esce fuori con un’affermazione che non dimenticherò mai: “… questa è passione vera!!! Nessuno potrà mai capire perché siamo disposti a fare queste cose… chi non ha questa passione non potrà mai capire!”. Il mio amico aveva appena detto una verità incontrovertibile! Chiunque suoni in un gruppo sarà in grado di dirvi che la serata in cui si deve suonare inizia molto presto e finisce molto tardi! Infatti… prima ci si vede per raggruppare tutta la strumentazione e fare il carico delle auto… poi ci si reca al locale, dove si scarica tutto e si monta il palco. A questo punto sono già passate un paio d’ore abbondanti. Ora è il momento di fare il comunemente chiamato “sound check”… ovvero equilibrare tipologie di suono e volume di tutti gli strumenti, affinchè la musica proposta sia comprensibile per chi l’ascolta… un’altra mezz’oretta abbondante è andata via! Ora si aspetta… il locale si deve riempire e passano circa ancora un paio d’ore! Finalmente si comincia a suonare… questa è la parte più divertente e volano via altre due ore! Quando hai finito sei cotto, bollito… fare una serata live è faticoso come fare dello sport, solo che prima di farti la doccia e buttarti a letto, ti aspetta almeno un’ora e mezza di lavoro. Infatti adesso bisogna smontare il palco, passare con gli amplificatori e i ferri della batteria in mezzo a un mucchio di gente mezza ubriaca che salta e balla (perché, alla fine del tuo concerto, c’è sempre un dj che porta la serata al termine), rifare il carico delle auto e riportare tutta la strumentazione a posto! Una faticaccia e… mal retribuita! Ma noi ce ne freghiamo, anzi… l’andiamo a cercare questa faticaccia! Perché? Per quello che dicevo prima: la passione! Se non avessimo la passione a sostenerci, non continueremmo a suonare da tutti questi anni… e, soprattutto, l’iter che vi ho appena descritto sarebbe un supplizio! Invece la passione è la magia che trasforma la fatica in un piacere… l’adrenalina ci sostiene, l’entusiasmo e l’amore per ciò che facciamo ci consente di passare sopra a tutto… ogni cosa si ridimensiona e noi non possiamo che essere fieri e felici di ciò che facciamo.
Questo genere di sentimento ci ha portato a concludere un cammino lungo 12 miglia… ci ha portato a terminare il nostro primo disco “12Miles”. Pochi fortunati sanno la soddisfazione che si prova a realizzare una cosa del genere. Poter lavorare con strumenti e attrezzature professionali sulla propria musica e poi ascoltare il prodotto finito è qualcosa di esaltante. Abbiamo suonato per anni al fine di accumulare i fondi (non sono pochi…) necessari a realizzare questo sogno… abbiamo provato ore e ore per arrangiare le canzoni che noi stessi abbiamo scritto… abbiamo lottato contro una giungla, per comprendere le normative inerenti i diritti d’autore, necessarie a tutelare la nostra musica… abbiamo suonato, con grande impegno e concentrazione, per registrare i pezzi… ci siamo consumati le orecchie e li abbiamo odiati, ascoltandoli in fase di mixaggio e masterizzazione… ci siamo improvvisati grafici per inventarci una confezione che potesse rispecchiare la musica all’interno del disco… Insomma abbiamo lavorato sodo per autoprodurre un album che rispecchiasse il nostro modo di vedere la musica. Che cosa è la musica indipendente se non questa? Affanculo le convenzioni che ci lascerebbero fuori da ciò che comunemente viene definita “indie music”… Noi facciamo rock classico, nel più puro dei significati… ce lo facciamo da noi, in tutto e per tutto!!! Quelli come noi, a prescindere dal genere di musica proposta, sono i veri indipendenti!
Ma alla fine le classificazioni ci interessano meno di zero! Noi siamo rock! Figli, nipoti, seguaci, adepti del Rock’n’Roll! Grazie ai nostri miti che ci hanno educato e forgiato a questa musica: Elvis per me, Springsteen per Nickens, i Beatles per Gianni, gli Stones e i Perl Jam per Luca e Stefanino. Attraverso la loro musica abbiamo iniziato ad esplorare l’universo del rock… abbiamo approfondito interessi per altri artisti… abbiamo scoperto altre correnti… abbiamo imparato ad apprezzare altri generi… ci siamo incuriositi nel cercare di scoprire cosa si provasse a suonare una musica che nascesse esclusivamente da noi! Abbiamo trovato un’idea comune di rock classico e abbiamo cercato di perseguirla nelle 12 canzoni dell’album. Ora la palla è in mano di coloro i quali avranno la bontà di ascoltarlo, questo nostro disco… da parte nostra ci abbiamo messo tutta la passione possibile! Quella passione di cui parlavo all’inizio! L’amore per questa cosa così grande che si chiama musica! Questa che per noi è una compagna di vita… che ci sostiene e ci culla quando scendono le tenebre e sentiamo freddo… che ci esalta e ci fa sorridere quando abbiamo il cuore leggero… che sempre è con noi e scandisce il ritmo delle nostre vite! Nel nostro caso è amore per il rock! Perché ci siamo cresciuti… perché quando sentiamo un ritmo in quattro quarti non possiamo fare a meno di tenere il tempo battendo un piede… perché, solo Dio ne conosce il motivo, non possiamo vivere senza!
“12 Miles” il primo album della Big Boss Band. Speriamo vi faccia divertire!
Buon ascolto!
Stevolaz
A known thief and murderer, a man of notoriously vicious and intemperate disposition (Febbraio 2009)
Venerdì 13 Marzo esce nei cinema “Gran Torino”, l’ultimo lavoro di Clint Eastwood! Clint il Grande, Clint il Classico! Io sono sicuramente uno dei più grandi ammiratori di Clint Eastwood che esistano sul pianeta. L’uomo dalle due sole espressioni, come lo definiva il suo mentore Sergio Leone, ovvero con o senza il sigaro in bocca, è, a mio modo di vedere, un artista a tutto tondo, dotato di una sensibilità, ormai sempre più rara, che, come per ogni cowboy che si rispetti, è mascherata dalla scorza di uomo tutto d’un pezzo! Mentre da sempre apprezzo il Clint attore, vuoi per i personaggi memorabili che ha interpretato a partire da quelli della trilogia del dollaro, Joe, il Monco e il Biondo, passando per Dirty Harry Callahan (avete letto bene! Nella versione originale, il nome del nostro eroe è senza la G), il Josey Welles de “Il Texano Dagli Occhi Di Ghiaccio” o il Frank Morris di “Fuga Da Alcatraz”, fino ad arrivare al William Munny de “Gli Spietati” o al Frankie Dunn di “Million Dollar Baby”, ho scoperto il Clint regista un pochino dopo! In effetti Eastwood dirige film dal 1971, anno in cui uscì “Brivido Nella Notte”, e da allora ha all’attivo 30 pellicole… e già la trentunesima, dal titolo “The Human Factor” è in pre-produzione. Personalmente, scoprii che Clint era un grande regista nel 1990. Quell’anno andai a vedere al cinema, una domenica pomeriggio in cui ero solo e non avevo di meglio da fare, un film bellissimo: “Cacciatore Bianco, Cuore Nero”… non sapevo nulla di quel film, in quanto, non essendo un blockbuster, non era stato reclamizzato molto… in più eravamo qualche anno prima che uscisse “Gli Spietati” (film che permise al Nostro di essere considerato un grande autore a livello internazionale, dopo vent’anni di carriera… e dopo aver già diretto almeno 3 capolavori, sopra tutti il fantastico “Bird”, e un paio di classici!!!) e i suoi film non avevano ancora la giusta considerazione da parte dei “dotti” e dei “sapienti”! Folgorato da quella pellicola, cominciai a prestare più attenzione ai “credits” dei film con Clint che avevo visto fino ad allora e scoprii che molti dei film che aveva interpretato e che mi erano piaciuti maggiormente, erano stati diretti proprio da lui! “Il Texano Dagli Occhi Di Ghiaccio”, “Lo Straniero Senza Nome”, “Assassinio Sull’Eiger”, “L’uomo Nel Mirino”, “Bronco Billy”, il MERAVIGLIOSO (!) “Honky Tonk Man”, “Il Cavalliere Pallido”, “Gunny”… tutti di Clint! Poi avvenne il giro di boa con “Gli Spietati” e, in seguito, tanti capolavori e qualche bellissimo film… “I Ponti Di Madison County”, “Potere Assoluto”, “Mezzanotte Nel Giardino Del Bene E Del Male”, “Fino A prova Contraria”, “Space Cowboys”, “Debito Di Sangue”, “Piano Blues”, “Mystic River”, “Million Dollar Baby”, “Flags Of Our Fathers”, “Lettere Da Iwo Jima”, “Changeling”… e poi il più bello, quello che, secondo me, è il suo capolavoro assoluto e che, almeno fino ad oggi, è il suo film meglio riuscito: “Un Mondo Perfetto”. Guardandolo recitare, Estwood mi ha sempre ricordato, nelle movenze quiete e rassicuranti, Henry Fonda! Così è anche quando è dietro la macchina da presa. Clint è l’ultimo dei classici… il suo stile è asciutto ed essenziale… il suo passo è lento, ma efficace… le sue inquadrature sono spesso ampie e complete… la sua cinepresa non si muove molto, solo quando è necessario… il suo occhio è sempre attento alle sfumature… tutto è al di là e al di sopra di quanto stiamo vedendo… i suoi eroi sono spesso dei perdenti, ma con un forte codice morale… le sue storie sono episodi di vita di donne e uomini sensibili e passionali e che devono scontrarsi con l’aridità della realtà che li circonda… sempre alla ricerca di quel “Mondo Perfetto” che hanno sempre perseguito, ma che raramente è possibile trovare in questa vita. Insomma, come dicevo prima… sotto la scorza del duro e solitario cowboy, si nasconde un uomo dalla non comune sensibilità! Io scommetto su “Gran Torino”! Scommetto che sarà un grande film! Andiamolo a vedere il 13 Marzo! Poi, il 14… venite tutti a Genova… al Sound Village… perché uscirà, finalmente, il nostro album!!! Lo abbiamo intitolato “12 Miles”… ma di questo parleremo la prossima volta!
Ciao,
Stevolaz
This Ol Wheel (Gennaio 2009)
Eccoci qui! Un altro anno è cominciato, speriamo sia un anno importante e carico di cose buone per tutti! Il tempo scorre ed il mondo gira in fretta… siamo testimoni di un evento storico… di una di quelle cose che i nostri nipoti leggeranno sui libri di storia: alla guida degli U.S.A. è andato un uomo di colore! Si porta dietro un grandissimo carico di aspettative, si è trovato davanti una situazione difficile e dovrà dimostrare tante cose… ma, il solo fatto che sia riuscito ad arrivare dove è arrivato, dona un enorme senso di speranza per chi, come me, ha sempre un po’ creduto in quella cosa chiamata Sogno Americano! E così ricominciamo a sognare con un po’ di buona musica made in U.S.A.!
Ho comprato un cd. È uscito l’anno scorso, s’intitola “The Wolf”. L’artista in questione è un figlio d’arte… Shooter Jennings, figlio di Waylon e di Jessi Colter. Quando il disco è uscito l’anno scorso, l’avevo snobbato di brutto! Avevo pensato potesse essere il solito disco del solito “figlio di papà”… poi mi è capitato di ascoltare l’estratto di una canzone da qualche parte e ho cominciato a pensare che mi ero fatto un’idea sbagliata!
Ragazzi è veramente bello!!!
Mi sono informato su questo Shooter… è sempre stato un po’ ribelle alla tradizione tipicamente country della sua famiglia e i primi passi nel business li ha fatti frequentando un tipo di rock molto aggressivo… ma senza mai dimenticare le sue radici… “The Wolf” è la sintesi di questo concetto. Il pezzo d’apertura s’intitola “This Ol Wheel” e il ritornello recita una frase del tipo “… Questa vecchia ruota continua a correre sulla strada…”! Perché il rock è inarrestabile, non si ferma e continua a travolgere con il suo ritmo cadenzato in 4/4, con le sue chitarre urlanti, emanando un calore che ha il sapore southern di un buon bourbon invecchiato al punto giusto!
Shooter ci tiene ad omaggiare il tipo di rock che andava di moda quando era un quindicenne o giù di lì… così ripropone “Walk Of Life” dei Dire Straits in una versione country/rock molto accattivante. La canzone è un treno vero e proprio, infarcito di violini e steel guitar… ed è cantata con quella autorevolezza e sicurezza, tipica di chi ha confidenza con il rock!
L’inizio di “Slow Train” sembra quello di una delle canzoni di papà Waylon… poi parte un coro che scandisce il tipico tema del viaggio in treno per tornare a casa… da lei… il tutto accompagnato da una ritmica rock cadenzata che non lascia scampo… l’assolo di chitarra è in puro stile Allman Brothers!!!
“Time Management 101” è un bellissimo “uptempo” in puro stile Elvis, mentre “Old Friend”, “Concrete Cowboys” e “Blood From A Stone” si affiancano alla migliore tradizione delle classiche ballate country alla Hank Williams. “She Lives In Color” esprime una tenerezza che è propria dei veri cowboy, mentre “Tangled Up Roses”, con le sue ritmiche da “autostrada”, e “Higher”, con quel mix di chitarre uscite direttamente dagli anni ’50 e la melodia quasi rap dei temi, sono due perfetti esempi di come il rock (…quello vero!) sappia coinvolgere ed entusiasmare!
“Last Time I Let You Down” e “The Wolf” fanno parte di quella categoria di pezzi che qualsiasi cantante vorrebbe interpretare. Le chitarre creano un’atmosfera ruvida e calda, accompagnando melodie cadenzate che prima si disperano, poi si placano… ma sempre (!) restano inquiete!
Il disco si chiude con “A Matter Of Time”, che è la sintesi delle tre anime musicali presenti in tutto l’album. Parte come un pezzo tipicamente country, con fare lento e dolce… poi la seconda parte, con fraseggi vivaci di chitarra e una melodia tipicamente “rockabilly”… poi il pezzo si chiude con un vortice di chitarre e cori coinvolgente che rende omaggio al “classic rock” tipico degli anni ’70.
In questi 50 minuti di musica, Shooter, sia chiaro, non inventa assolutamente nulla… ma suona, con la sua straordinaria band, un country/rock veramente piacevole… un bellissimo e, a mio avviso, riuscito tentativo di fare rock’n’roll, avendo grande rispetto della tradizione e sfruttando sensibilità e gusto moderni!
… Continuiamo a sognare ragazzi… intanto la vecchia ruota continua a correre sulla strada!!!
Ciao,
Stevolaz.