2007

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GUITAR PLAYERS! (Dicembre 2007)

Quando avevo 13 anni o giù di lì, mio padre arrivò a casa con un regalo. Per chi viveva in casa insieme a me, non era difficile capire che consideravo la musica, e il rock'n'roll in particolare, uno degli elementi fondamentali della mia vita. Credendo di farmi cosa gradita, il babbo mi fece vedere cosa aveva comprato di così speciale… era una chitarra. Era una classica color legno scuro, molto semplice e da pochi soldi, ma perfetta per imparare almeno i primi accordi. Quando me la diede, mi propose di andare a prendere qualche lezione, dicendomi che mi avrebbe divertito imparare uno strumento con cui accompagnarmi, dal momento che mi piaceva così tanto cantare… dannato me!!! Bastava che dicessi qualcosa del tipo… “Che bello!” oppure “Sì, ci stò!”… e sarei diventato un chitarrista dignitoso… invece dissi un secco “No! Non ne ho voglia”. Il fatto è che sono sempre stato un po' ribelle e trovo difficile fare delle cose che non partono dalla mia volontà… è sempre stato così fin da piccolo. Ecco perché poi, diversi anni dopo, ho imbracciato la chitarra ed ho imparato, almeno, ad accompagnarmi. Mi era scattato un “click” in testa. La previsione che aveva avuto mio padre, a proposito dell'esigenza di accompagnarmi nel canto, si era avverata e adesso ero io che volevo imparare. Purtroppo però questo avvenne in età adulta e, come tutti sanno, imparare qualcosa da grande, non è la stessa cosa che impararla da bambino. Risultato: potevo essere un discreto chitarrista e invece sono quel che sono… ma pazienza. Ecco perché rimango incantato di fronte ai grandi guitar players e, quando sento un bel suono di chitarra, o un riff bello corposo, o un assolo fatto bene, sono affascinato e ammirato dall'abilità dell'esecutore. Io non sono capace a fare certe cose, per me sono difficoltose: chi ci riesce ha tutto la mia ammirazione!!!

Ci sono alcuni chitarristi che influenzano profondamente le mie scelte musicali e che, nel corso degli anni, hanno contribuito in modo determinante alla formazione del mio gusto. Voglio parlare di loro.

SCOTTY MOORE: qualcuno lo ha definito “il chitarrista che ha cambiato il mondo”! Scotty è stato il solista per Elvis dagli esordi nei primi anni ‘50 fino al 1968. Ha sempre suonato delle Gibson preferibilmente con una tecnica chiamata “finger-picking” che, come dice il nome, è caratteristica del fatto che le corde vengano pizzicate con le dita. Grande ammiratore di Chet Atkins, Scotty è stato il primo chitarrista solista di una rock band come possiamo intenderlo oggi, ovvero con un suono, uno stile e una presenza fortemente caratterizzanti: quando senti una chitarra suonata in quel modo, è al modo di Scotty Moore! Quando sento un pezzo con Scotty alla chitarra non posso non sentirmi di buon umore! Non c'è una tecnica sopraffina, ma c'è un notevole gusto e un'ammirevole coraggio nell'andare ad interpretare lo spirito del rock degli albori. Un vero pioniere!

B.B. KING: il mio metro di paragone, nel giudicare chitarre blues, è BB King. I puristi del genere, forse, non sono troppo d'accordo con me, ma me ne sbatto! Il suono di BB è quello del blues di Memphis e a me non serve altro. Tendo sempre a visualizzare il sound delle sue chitarre con un cilindro... credo sia per via dell'estrema pulizia e calore del suoni che usa. Quasi mai lo sentiremo suonare una ritmica tradizionale, BB dice di non essere capace ad accompagnarsi…. Così possiamo godere di riff spocchiosi alla “Rock Me Baby” e di assoli estremamente eleganti alla “Thrill Is Gone”.

CHUCK BERRY: ragazzi secondo me Chuck è la chitarra rock per antonomasia. Per quanto mi riguarda lui ha inventato il modo di suonare il rock con riff incalzanti e bicordi martellanti. Che altro serve?

KEITH RICHARDS: colui che Chuck ha definito suo unico erede! Il grande Keith è principalmente un chitarrista ritmico: negli Stones non è mai stato la lead guitar : Brian Jones, Mick Taylor, Ronnie Wood… loro sono quelli bravi, quelli tecnicamente dotati… ma il sound, il tiro, il groove li mette Keith e non è poco!

ERIC CLAPTON: “slowhand”, come viene chiamato, mi piace per il rispetto che ha sempre mostrato nei confronti della tradizione. Clapton è un mostro sacro della chitarra, una leggenda vivente. La cosa che mi piace di più in lui è il fatto che è estremamente eclettico… ha suonato di tutto nel rock, dalla psichedelia, al country, al blues… sempre con estrema abilità! Non mi ha mai impressionato per la sua capacità innovativa, ma per l'estrema cognizione di causa in qualsiasi cosa facesse. Ha fatto del gusto, unito alla tecnica, il suo marchio di fabbrica! Difficile che non mi piaccia una sua chitarra. Quando suona acustico, poi, lo trovo impareggiabile!

DUEANE ALLMAN: questo tizio che, almeno qui in Italia, esclusi gli appassionati, non è molto conosciuto, è stato inserito, dalla rivista Rolling Stones, nella classifica dei 100 migliori chitarristi di sempre, al 2° posto dopo Jimi Hendrix. A me piace di più Duane! A mio gusto personale, risulta essere perfetto! Esponente di punta della tecnica “slide”, ha creato uno stile ed un sound caratteristici del southern rock e, ancora oggi, le sue chitarre risultano essere moderne e fresche, permeate, come sono, da grande inventiva ed originalità.

JOHN FOGERTY: a mio modo di vedere non c'è chitarra più americana di quella di John Fogerty! Per questo è uno dei miei preferiti: lo sento suonare e penso ad una strada sterminata nel deserto del Nevada, al fiume Mississippi o ad un campo di cotone del Tennessee. La chitarra di Fogerty è tutte queste cose per me!

STEVIE RAY VAUGHAN: quanto è bello ascoltare Stenie Ray che suona la chitarra. Lo trovo ipnotizzante. Mi sono infatuato del suo stile quando ho ascoltato per la prima volta un suo pezzo strumentale intitolato “Scuttle Buttin'”… sembra che ci siano almeno un paio di sovraincisioni, perché non è possibile che un uomo da solo abbia suonato ad una simile velocità!!!... Invece no! Solo una pista di chitarra, solo Stevie Ray. Ascoltare la sua chitarra vuol dire capire cosa sia uno stile definito e riconoscibile fra un milione!!!

MARTY STUART: alzi la mano chi lo conosce!!! Se non siete appassionati di musica country, non potete conoscerlo. A me piace molto perché i suoi suoni di chitarra sono tradizionali e moderni al tempo stesso. Mi spiego meglio: Marty suona con uno stile molto originale, i suoi fraseggi non sono mai banali… però il suono vero e proprio della sua chitarra è veramente “traditional”!

KENNY WAYNE SHEPHERD: il suo stile deve molto a Stevie Ray Vaughan, è ancora molto giovane e deve dimostrare tutto il suo valore… avrà tempo per farlo, ma tra i chitarristi di nuova generazione è uno dei miei preferiti. Non entrerà nella storia come tutti quelli che ho citato in quest'elenco, ma, se non altro, contribuisce a tenere in vita un po' di classic southern rock e di blues negli anni 2000. Non è cosa da sottovalutare per un ragazzo di 30 anni che suona la chitarra come molte delle star della musica della sua generazione nemmeno si sognano di poter fare!!!

 

Buon Natale e felice anno nuovo da tutta la Big Boss Band!!! Ci vediamo nel 2008!

Stevolaz

CLASSIC ROCK (Novembre 2007)

 

Io sono un fan di Bruce Willis!

Le star di Hollywood, eccezion fatta per pochi casi, si preoccupano di essere facilmente riconoscibili per il pubblico e, per questo motivo, nell'arco della loro carriera tendono a tratteggiare le diverse fisionomie di un solo carattere, in modo che i fan sappiano fin da subito che, quando vanno a vedere un film con quella star, sarà un film “di” quella star.

Anche Bruce è vittima di questo perfido ingranaggio. Nonostante sia uno dei pochi attori di film d'azione che si sia cimentato con successo anche in altri generi, il pubblico lo associa automaticamente al “duro” tutto d'un pezzo di turno. Ed è giusto che sia così, perché Willis non passerà alla storia del cinema per i ruoli brillanti che ha interpretato, ma per i film d'azione in cui l'eroe, cioè Bruce Willis, salva la sua famiglia e il mondo sventando un attacco terroristico o risolvendo una situazione con ostaggi o scoprendo di essere un supereroe che non può stare male… tutto suo malgrado! Il bello del suo personaggio è tutto qui! Bruce non cerca mai i guai, ma sono i guai che lo trovano… è un predestinato… uno che si trova sempre nel posto sbagliato al momento sbagliato! Non vuole fare, ne tantomeno essere, un eroe… ma deve diventarlo per forza! E lui è sempre lì ad ammazzare cattivi, con quell'espressione come a dire “…ma che diavolo ci faccio io qui!!!”.

Questi giorni mi sono ritrovato al cinema a guardare l'ultima fatica del mio eroe:”DIE HARD VIVERE O MORIRE”. Mentre scorrevano le prime scene e guardavo le varie pose e le espressioni facciali, ho pensato… non ci sono più attori così! Bruce è della vecchia scuola, quella dei John Wayne, dei Clint Eastwood, degli Steve McQueen… eroi diversi, da ciascuno dei quali ha preso qualcosa, l'ha rimescolata, metabolizzata e riproposta secondo le sue proprie caratteristiche! Per fortuna che ci sono ancora eroi così… gente che non parla molto… arriva subito al sodo e sà sempre cosa fare quando c'è un momento di crisi! Certo hanno i loro fantasmi, i loro demoni personali che ne hanno indurito la scorza e che non li rendono persone “facili”… ma sono un po' come il nostro papà: possiamo litigarci e non comprenderlo, ma, se abbiamo bisogno, sappiamo che c'è!

C'è una scena in particolare che mi ha fatto saltare sulla poltrona: Bruce è in macchina con il co-protagonista, un ragazzino che potrebbe essere suo figlio… ebbene, stanno ascoltando la radio e il dj mette “Fortunate Son” dei Creedence! Bruce alza il volume e il ragazzino borbotta qualcosa… allora il nostro gli fà notare che quelli sono i Creedence… i Creedence Clearwater Revival… classic rock… CAPITE??!!??!?!?!?!?

Ecco com'è Bruce Willis: classic rock! Non una frociatina di canzone moderna tutta compressa fatta per essere ascoltata su di un lettore mp3 o su uno schifoso i-pod… ma un cazzo di pezzo rock anni '70, con il basso e la batteria che pestano come dannati e con delle chitarre distorte, e forse nemmeno perfettamente accordate, che gli urlano sotto, una voce maleducata ed irriverente ed un sound che ti fa venire voglia di alzare il volume… un sound adatto ad essere suonato su di un Hi-fi gigantesco ed ingombrante che però ti permette di entrarci dentro a questa cavolo di musica meravigliosa!!!!!

Questo è Bruce Willis! Classic rock appunto!

Ciao,

Stevolaz.

SONO UNA TESTA DI C…!!! (Ottobre 2007)

B.B. King ha detto “…non esiste musica buona o cattiva… ma soltanto musica! Tutto è nelle mani del musicista: se sarà bravo avremo buona musica, altrimenti avremo cattiva musica”.

Il filtro è quello che conta. Praticamente B.B. ci dice che la musica c'è… esiste come entità… poi il musicista è una sorta di messia incaricato di diffondere il verbo. Sarà colpa o merito suo se il verbo sarà diffuso bene o male.

Condividete? Io in parte.

B.B. è sempre stato aspramente criticato dai puristi di blues, perché considerato troppo morbido, troppo disponibile alle influenze esterne ed alle contaminazioni. Per contro, secondo me questa è sempre stata una sua grande qualità… anzi, io credo che questo gli abbia impedito di fossilizzarsi in un'esclusività di genere che lo avrebbe reso simile a mille altri da un lato, e gli avrebbe precluso grosse fette di pubblico dall'altro. Il fatto che B.B. abbia creato un “suo” modo di fare blues, aprendo le sue frontiere mentali e musicali, ha contribuito in modo determinante a creare il suo mito e a farlo entrare di diritto nella storia della musica.

Ma allora, direte voi, che cavolo trovi di non condivisibile nella sua affermazione?

Semplice. Il fatto che io sono una gran testa di cazzo! Infatti se mi parlate di musica… io non intendo la musica in senso generale. Esiste della musica che proprio io non riesco a considerare. A me non me ne frega un bel niente della musica pop italiana, della musica brasiliana, afro, punk, dark… e chi ne ha più ne metta. Non voglio dire che non sia bella… ma a me non piace. Esiste solo una musica che m'interessa ed è il rock'n'roll!

Partendo perciò da questo presupposto (limitante… ne sono consapevole!), non riesco a considerare bello ciò che non mi interessa. Non posso dire, di una cosa che non mi appassiona e non mi piace, che ha comunque valore. Ripeto… magari, oggettivamente, lo ha il valore… ma non per me. Conseguenza: mi fa schifo!

Dove voglio arrivare? Ecco, ecco… ci arrivo.

Il mese scorso a Genova c'è stata la “notte bianca”… un evento in cui la città ha mostrato vitalità per 24 ore di fila. Il centro storico era disseminato di spettacoli e ad ogni angolo di strada c'era uno show da seguire. Molto bene. Al Porto Antico c'era un bellissimo palco sul mare e all' una di notte, come personaggio principale della serata, c'era lui: Tiziano Ferro!

Non ho idea di come sia successo… ma fatto stà che mi sono ritrovato a guardare quasi tutta la sua esibizione. Canta benissimo, divinamente! Balla come un professionista di danza moderna! Con il pubblico è veramente molto disinvolto! Un artista completo. Tutti erano pazzi di lui!!! Bravo, bravo, bravo! Sono sincero.

Ma mi ha fatto SCHIFO!!!

Musica atroce… canzonette pop di bassa fattura con arrangiamenti ammiccanti… per metà concerto non si è visto un musicista: non si capiva se erano nascosti da qualche parte o se cantava su delle basi… ma il peggio… il fondo… è stato toccato quando Tiziano, commosso ed orgoglioso, si è esibito in un duetto virtuale con Dean Martin che, poverino, si sarà rivoltato nella tomba a sentire un sua meravigliosa interpretazione mozzata e rovinata.

Insomma… per me è stata una serata schifosa, ma oggettivamente è stato un grande successo!

Ma non date retta a quello che dico io… io sono solo un povero invasato di rock'n'roll… se mi togliete quello, cado nel panico totalmente!

Ascoltate un po' quello che vi pare! L'importante è che sia fatto bene… come dice B.B.!

Ciao,

Stevolaz

SAVED! (Settembre 2007)

Io credo nel potere salvifico della musica! La musica salva l'umanità! La musica salva il mondo!!!

Non è una questione sociale o politica… attenzione! La questione è strettamente privata.

Proviamo ad affrontare la cosa da un punto di vista puramente scientifico!

Secondo me il mondo è governato dalla matematica. Quando vogliamo certificare qualcosa oppure scoprirne le origini o le dinamiche di esistenza, ci serviamo di strumenti squisitamente matematici. Perché? Ma è molto semplice… perché la matematica non mente. Come diceva mia madre, la matematica non è opinabile. Non è una questione di interpretazione… è così e basta. Punto.

Benissimo… la fisica, che altro non è se non una scienza matematica, ci dice che ogni cosa esistente su questa benedetta terra… ma di più… su questo immenso universo… è materia. Sappiamo tutti che la materia è un composto di elementi, che sono composti da altri elementi, che sono ancora altri elementi più piccoli… e così via… fino a raggiungere l'elemento primario, quello più piccolo e fondamentale. Il meno importante ad una prima occhiata, perché non è appariscente ed è piccolissimo… ma com'è ben noto, la prima occhiata, la maggior parte delle volte, è quella che inganna. Infatti questo elemento primario è quello fondamentale per l'esistenza di tutto. Senza di lui, che è il punto di partenza più semplice, non sarebbe possibile la formazione e la crescita di qualcosa di complesso.

Il mondo e la società, per come noi oggi li conosciamo nella loro totale complessità, sono dominati da dinamiche molto complesse che spesso si presentano problematiche ed inestricabili. Ma se noi concepiamo la società mondiale in cui viviamo come un'unica, gigantesca materia e andiamo a ricercarne l'elemento primario, scopriremo che questi altri non è che l'individuo, L'essere umano. Uomini e donne. L'individuo appare così piccolo di fronte, per esempio, ad un'autorità oppure ad un Governo… ma in realtà è lui l'elemento primario semplice, senza il quale non sarebbe possibile l'esistenza di quello complesso.

Ci sono dei periodi nella vita di tutti noi in cui ci sentiamo in difficoltà. In crisi. La cosa può dipendere da un fatto scatenante, oppure da una situazione psichica privata… fatto è che ad un tratto ti ritrovi sommerso di demoni che ti occupano la mente… come direbbero giù da noi a Memphis… ti ritrovi pieno di blues!

Sono situazioni molto difficoltose, perché quando un uomo si trova a combattere con qualcosa di esterno, qualcosa che non nasce da un suo stato privato, si sente gagliardo, stimolato alla lotta, pungolato da una sfida… e questo lo rende forte e sicuro dei propri mezzi. Ma quando il nemico che ti assale si trova dentro di te… bene allora sono cazzi!!! Ti assale l'ombra, non riesci a muoverti, non sei sicuro di nulla perché la tua volontà è compromessa dal dubbio… stai male e fai stare male chi ti è accanto.

Ecco perché credo che la musica salvi il mondo. Perché quando i blues ti assalgono e tutto ti è stretto e ti trovi ad attraversare una galleria di cui non vedi l'uscita e il buio ti avvolge e ti toglie il fiato… allora stai da solo con te stesso, metti su un bel pezzo di musica… non importa quale, quello che vuoi… e abbandonati, lasciati cullare e detergi la tua anima. Allora sarai salvo e sarai pronto a ricominciare.

La musica salva il mondo. Un uomo alla volta.

Ciao,

Stevolaz

OMAGGIO AL RE (Agosto 2007)

Questo mese voglio rendere omaggio ad Elvis. Il 16 Agosto saranno passati 30 anni dalla sua morte ed io passerò la giornata ad ascoltare la sua musica.

Elvis aveva paura di non essere ricordato dopo la morte… credeva di non essere stato così speciale come invece fu. Aveva sempre odiato chi lo giudicava per il suo aspetto e non per il suo lavoro. Per lui era importantissima la stima dei colleghi.

Per questo motivo ho deciso di raccogliere, dai libri che ho letto e da articoli di giornale che ho conservato, i pensieri di alcuni grandi personaggi a proposito del Re, giusto per farvi rendereconto di quanto grande sia stata la sua influenza sulla musica per come noi oggi la conosciamo.

Stevolaz

Jimmy Carter, presidente USA 1977 (Alla nazione, in occasione della morte di Elvis)

La morte di Elvis Presley priva il nostro Paese di una parte di sé stesso. Egli era unico ed irripetibile. Più di venti anni or sono, irruppe sulle scene in un modo che è stato senza precedenti e che forse non sarà mai eguagliato. La sua musica e la sua personalità, fondendo il country bianco e il nero rhythm and blues, hanno cambiato permanentemente la faccia della cultura popolare Americana. Il suo seguito è stato immenso. Ed egli è stato un simbolo, per le persone nel mondo, della vitalità, dell'intraprendenza e del buon umore di questo Paese.

Bob Dylan

La prima volta che ho sentito la voce di Elvis ho capito che non avrei mai lavorato per nessuno, e che nessuno sarebbe stato il mio capo... Ascoltarlo la prima volta è stato come uscire da una prigione. Ringrazio Dio per Elvis Presley.

Quale è il punto culminante della mia carriera?

Beh, questa è facile...è stato quando Elvis ha inciso una mia canzone.

Tutti vogliono essere Elvis.

Non ho parlato con nessuno per un'intera settimana, dopo che Elvis morì!

Keith Richards

Prima di Elvis il mondo era in bianco e nero. Poi è arrivato, ed ecco un grandioso technicolor.

John Lennon

Prima di Elvis non c'era nulla!

Non c'era niente di importante per me, prima che ascoltassi Elvis. Senza Elvis, non ci sarebbero stati i Beatles!

Jerry Lee Lewis

Elvis è stato il Re del rock'n'roll! Io gli sono sempre stato secondo… gli dicevo sempre:”Ti prenderò, ti prenderò… hai iniziato prima, ma ti acchiapperò!” Ma non l'avrei mai raggiunto. Lui ha iniziato il rock'n'roll!

Robert Plant

Nel 1974 andammo a sentire Elvis a Los Angeles. Dopo aver cantato Love me tender, si rivolse al pubblico e disse:”…una delle mie band preferite è in sala stasera: un applauso ai Led Zeppelin!”. Più tardi il nostro manager ci portò nel backstage per conoscerlo e cantammo insieme qualche verso di Love me… che emozione!

B.B. King

Ricordo Elvis quando era un ragazzo ai Sun Studios. Ho pensato subito che avesse un tremendo talento. Il suo fraseggio, il suo approccio alle canzoni era unico, come Sinatra. Io ero un suo grandissimo fan e, quando era in vita, pensavo che la sua inventiva non avesse fine.

Johnny Cash

Elvis era un favoloso chitarrista ritmico! Quando lo senti iniziare da solo “That's All Right” con la sua chitarra, non ti serve altro!

Non fraintendermi, Scotty e Bill erano perfetti! Loro tre insieme avevano un sound unico… ho sempre preferito il sound semplice dei primi dischi che le grandi orchestrazioni degli ultimi lavori.

Nel periodo Sun, abbiamo fatto insieme diversi show. Elvis era così bravo… ogni show che ho fatto con lui, non perdevo l'occasione di stare nel backstage per guardarlo… era così carismatico!

La reazione del pubblico era sempre la stessa: le donne e le ragazze gridavano, piangevano e svenivano… per quanto gli uomini fossero gelosi, non potevano fare a meno di ammirarlo. Aveva un magnetismo personale che non ho mai più visto!

Phil Spector

Non avete idea di quanto fosse grande, non potete proprio averne un'idea. Non ne avete la capacità - è assolutamente impossibile. Non riesco a dirvi perché lui sia così grande, ma lo è. E' sensazionale.

Muhammad Alì

La gente non realizza quanto alcuni siano grandi fino a quando non li perde. Come Kennedy, non ci sarà mai nessuno come lui… come il mio amico, Elvis!

Brian Wilson

La sua musica era l'unica cosa che ci appartenesse in modo esclusivo. Non era la musica di mamma e papà… e poi la voce: la voce aveva del miracoloso!

Joe Strummer

Conosco tutto quello che c'è da sapere a proposito di Elvis!

Il Senatore Al Gore in occasione della nomina a Vice Presidente alla Convenzione dei Democratici del 1992

E' sempre stato il mio sogno andare al Madison Square Garden ed esibirmi prima di Elvis.

 

Elton Jhon

Puoi chiedere a chiunque. Se non fosse stato per Elvis, non ho idea di dove sarebbe la musica rock oggi. Fu lui quello che diede inizio a tutto, e, per me, fu certamente lui l'inizio di tutto.

Grazie ad Elvis ho deciso di interessarmi alla musica. Sono sempre stato un suo fan fin da ragazzo

 

Roy Orbison  

E' stato il primo in assoluto e con il più grande talento mai esistito.

 

Dopo che Elvis venne in città, le cose non furono più le stesse. La sua musica era così piena di ritmo… Spero che nessuno dimentichi quanto ci abbia influenzati tutti quanti; non è stato solo un fenomeno di quel periodo, ma qualcosa destinato a durare in eterno.

Fats Domino

Elvis Presley è uno dei miei artisti preferiti ed è uno dei più grandi cantanti al mondo.

Pete Townshend

Elvis avrebbe potuto imbracciare la sua chitarra e interpretare qualsiasi canzone in modo sublime, senza l'aiuto di nessun altro musicista. Ma Elvis non era una semplice rock-star, era un uomo di spettacolo completo.

Peter Gabriel

E' stato il mio primo eroe del Rock, un grandissimo interprete, ha creato uno stile, il rock tuttavia è un mondo nel quale non sembra che gli eroi possano vivere a lungo. Parte della responsabilità deve essere additata al business musicale, perchè tratta i suoi eroi come merce e non come esseri umani.

John Landau (Recensione di Elvis 1968 TV Special)
C'è qualcosa di magico nell'osservare un uomo che ha perduto sé stesso ritrovare la strada di casa...Cantava con il vigore che la gente non si aspetta più dai cantanti di rock'n'roll…

Brian Setzer

Non esiste musicista che non sia influenzato dalla sua musica.

Bill Clinton (Campagna elettorale presidenziali U.S.A. 1992)
Sapete, Bush ( Senior ) mi ha sempre paragonato ad Elvis con modi poco lusinghieri. Non penso che a Bush sarebbe piaciuto moltissimo Elvis, e questa è proprio un'altra cosa sbagliata di lui.

Elvis Presley è il solo ed unico. Il mio artista preferito di sempre!

Cher

Il primo concerto a cui ho assistito fu un concerto di Elvis quando avevo undici anni. Persino a quell'età mi ha fatto rendere conto dell'enorme effetto che un artista può avere sul pubblico.

Eric Clapton

Elvis Presley e Chuck Berry erano i miei idoli quando era ragazzo negli anni '50.

La prima chitarra che ho avuto, era una chitarra giocattolo con le corde di plastica, la comprai perché aveva la faccia di Elvis disegnata sopra.

Sting

Non ho mai visto Presley dal vivo, a quei tempi mi sembrava più adatto alle vecchie generazioni, tuttavia gli ho sempre riconosciuto enormi qualità di interprete ed un'attrattiva magica, quasi animalesca verso il pubblico.

Louis Armstrong

Il mio più grande desiderio? Incidere un disco con Elvis Presley!

David Bowie
Elvis è stato la persona che ho ammirato di più nella mia vita.

Bono

Elvis Presley è come il Big Bang del Rock'n'Roll. E' iniziato tutto da lì e quello che tu hai in Elvis è un momento veramente interessante perché abbiamo qui, due culture che si scontrano. Abbiamo un tipo di cultura bianca, europea, e la cultura africana insieme – il ritmo, si, della musica nera e la melodica progressione degli accordi della musica bianca –Sono unite assieme come una specie....come se stessero danzando insieme.Quello è stato il momento. E' veramente quello.Fuori da quello sono venuti i Beatles e gli Stones, ma non bisogna sottovalutare quello che è accaduto. Tutto quanto riconduce ad Elvis.

Jim Morrison

Elvis è sempre stato il migliore, il più originale. Ha dato inizio al “ball rolling” per tutti noi. Merita questo riconoscimento.

Sid Vicious

Elvis è stato il primo punk della storia!

Janice Joplin

Elvis è l'uomo per me!

Sammy Davis Jr.

C'era qualcosa che rasentava quasi la maleducazione in Elvis. Non ha mai realmente fatto niente di maleducato, ma ha sempre dato l'impressione come se stesse proprio per farlo. In una scala da uno a dieci, gli darei 11.

Ronald Regan

Rappresentò l'America, e per questo gli saremo eternamente grati. Non ci sarà mai nessun altro come lui. Divertiamoci tutti con la sua musica.

Carl Perkins

Elvis è stato l'artista più importante conosciuto e famoso che sia mai esistito su questo pianeta da quando nostro Signore Gesù Cristo scese in terra.

Egli era differente da tutti noi, nel modo di apparire, di parlare, di fare spettacolo… era veramente diverso!

 

Mick Jagger
Nessuno, ma nessuno, è uguale a lui, o lo sarà mai. Lui è stato ed è il più grande.

Un artista unico, un originale in un mondo di imitatori.

Chuck Berry
Non ci sono proprio parole per descriverlo. Elvis fu il più grande che sia mai esistito, che esiste o che mai esisterà.

Little Richard
Elvis è stato un dono divino, non c'è altra spiegazione. Un Messia viene ogni mille anni circa, ed Elvis lo fu quella volta.
Fu un integratore, Elvis fu una benedizione. La gente non avrebbe accettato la “black music”. Lui aprì la porta alla “black music”.

Chet Atkins
Era bianco, ma cantava come un nero. Non era socialmente accettabile per i ragazzi bianchi comprare dischi di musica nera a quel tempo. Elvis ha riempito un vuoto.

Joe Cocker
Elvis è il più grande cantante blues del mondo.

Eddie Murphy

Il mio idolo è Elvis Presley. Se vieni a casa mia puoi vedere suoi ritratti su ogni parete... è stato il più grande uomo di spettacolo mai esistito.

Frank Sinatra

Io sono solo un cantante. Elvis è Cultura Americana!

James Brown

Io non ero solo un suo fan, ero suo fratello. Elvis è stato un gran lavoratore e il Signore lo amava. L'ultima volta che l'ho visto a Graceland, abbiamo cantato del gospel insieme. Gli voglio bene e spero di incontrarlo nell'aldilà.

Non ci sarà mai nessun altro come questo mio fratello dell'anima.

Ha fatto scendere dal piedistallo l'America dei bianchi!

Leonard Bernstein

Elvis è stato la più grande rivoluzione culturale del ventesimo secolo. Ha introdotto il ritmo in tutto… musica, linguaggio, look… gli anni '60 derivano da lui!


Rod Stewart
Gente come me, Mick Jagger ed altri hanno davvero solo seguito le sue orme.

Buddy Holly
Nessuno di noi l'avrebbe potuto fare senza Elvis.

Mark Knopfler
I dischi di Elvis da giovane furono davvero grandiosi!

Mick Fleetwood
Ero proprio un bambinetto ai primi passi quando sentii per la prima volta “Hound dog”. Ho imparato a suonare i tamburi ascoltandolo - battendo sui barattoli ascoltando i suoi dischi.

Paul Simon
La prima volta che ho ascoltato la sua musica, nel ‘54 o ‘55, ero in macchina e sentii l'annunciatore dire, “ Ecco un ragazzo che, quando appare sul palcoscenico nel Sud, le ragazze gridano e si precipitano sul palco”. Poi cantò “That's all right mama”. Pensai che il suo nome fosse il più originale che avessi mai sentito. Pensai che era sicuramente un ragazzo negro. In seguito mi feci crescere i capelli come lui, imitai i sui movimenti sul palco - una volta girai tutta New York per cercare una camicia color lavanda come quella che indossava in uno dei suoi album. Mi sentivo meravigliosamente quando cantava “Bridge over troubled water” pensavo che ci fosse addirittura un tocco drammatico… e così doveva essere la canzone! Quando ascoltai per la prima volta Elvis interpretare “Bridge over troubled water” fu incredibile, ed io pensai fra me… non posso proprio competere con quello!!!


Paul McCartney
E' stata veramente un'emozione sedere con il Re. Voglio dire che è sempre stato il mio idolo. Ho sempre saputo che comunque mi sentissi, ascoltare un disco di Elvis mi avrebbe reso felice. Ho sempre sognato di produrre un album per Elvis.

Quando ero un ragazzino che cercava di emerge in una difficile Liverpool, tutto quelle che desideravo era diventare come Elvis Presley, essere Elvis Presley.

Bruce Springsteen
Fu grande quanto l'intera nazione stessa, fu grande quanto l'intero sogno. Ne incarnò proprio l'essenza e fu in combattimento mortale con essa. Nessuno prenderà il posto di quest'uomo. E' stato come se fosse venuto e avesse sussurrato qualche sogno nell'orecchio di ognuno, ed in un modo o nell'altro tutti noi lo abbiamo sognato.
Aveva più talento lui nella sua unghia del piede che la maggior parte di quelli, se non tutti, che oggi sono chiamati stelle.
Ci sono stati molti ragazzi in gamba. Ci sono stati pretendenti. Ci sono stati contendenti. Ma c'è stato un solo Re.

Questo è Elvis amico. Questo è tutto. Tutto comincia e finisce con lui. Egli ha scritto il manuale.

Elvis è la mia religione!

 

Ecco solo alcune delle cover con cui i grandi del rock hanno pagato il loro tributo al Re:

ALABAMA SHUFFLE ( Luglio 2007 )

“Nessuno al mondo balla l'Alabama Shuffle come Bobby Long!!!” - è lo stesso Bobby Long a dirlo per bocca del suo interprete, John Travolta, nel bellissimo film del 2004 “Una Canzone Per Bobby Long”.

Il film narra una storia bellissima di crescita e maturazione, di padri e figli, di amici e poesia, tutto ambientato a New Orleans, in Louisiana. La produzione è indipendente e lo stesso Travolta, star da 20 milioni di dollari a pellicola, ha accettato di lavorare a percentuale, pur di aiutare la giovane autrice Shainee Gabel a portare a termine il suo progetto.

L'idea del film è nata quando la Gabel si trovava a New Orleans per fare la sua tesi di laurea: un documentario sulla città più famosa della Louisiana. Una sera, dopo il lavoro, andò a fare la turista con una sua collega ed entrarono in un locale. Sul palco c'era un ragazzone biondo che suonava una ballata con la sua chitarra acustica. Ascoltando la canzone, la Gabel rimase commossa dalla storia che raccontava e decise di farne un film.

Il titolo della canzone era “A Love Song For Bobby Long” e il ragazzone biondo che la cantava, e che ne era anche l'autore, si chiamava, e si chiama tutt'ora, Grayson Capps.

Quando ho visto il film al cinema, sono rimasto folgorato nell'ascolto delle canzoni di Grayson (che ha curato la colonna sonora) e dal suo stile nel fare musica. Il giorno dopo ho cercato informazioni su di lui per comprarne tutti i dischi, nella convinzione che fosse un musicista affermato. E invece no. Fino ad allora aveva fatto un solo disco auto-prodotto insieme ad un altro musicista con il nome di Stavin' Chain.

Da allora Grayson Capps, che è nato in Alabama ma vive a New Orleans, ha pubblicato due dischi. Io li ho comprati on line perché hanno una tiratura limitata, essendo produzioni indipendenti anche se pubblicate da una major.

Grayson ha un vocione possente, profondo e graffiante che lui stesso accompagna con chitarre acustiche, o con elettriche dal suono molto ruvido. Nelle sue canzoni non si fa economia nell'uso dello slide, delle dobro-guitar, delle armoniche e… credo del whiskey!

I testi fanno riferimento, sia nello stile che nei contenuti, alla poesia americana (il padre di Grayson era un narratore), alla letteratura del sud degli States ed hanno una visione del mondo che, sicuramente, parte dal basso e predilige la gente della strada, la gente comune.

I giri di accordi sono molto semplici, mutuati direttamente dalla migliore tradizione musicale americana… perciò si sentono fortissime influenze dei blues di Robert Johnson, ma anche del country e del folk made in U.S.A. Certamente , chiedendo ad uno statunitense di nascita come catalogherebbe la musica di Grayson, questi risponderebbe: “roots and american”.

Il mese scorso è venuto in Italia in occasione del “Roots and Blues Festival” che, iniziato il 2/07, si concluderà il 14/07 nei dintorni di Parma (per chi fosse interessato al calendario visiti il sito www.rootsandblues.org ).

Vedere di persona Grayson è stato magnifico. Naturalmente non per l'aspetto “divistico” (non è una star e, con molta probabilità, anche se glielo auguro, non lo sarà mai), ma per l'aspetto musicale.

Si è presentato in scena da solo, con la sua chitarra acustica, uno slide e un'armonica… si è seduto su una sedia e… BOOOOOM! Dalla pianura del Po', mi sono ritrovato in quella del Mississippi!!! Blues, country e rock'n'roll: questi sono gli ingredienti delle sue canzoni ed è ciò di cui è fatto il suo concerto! Un'ora e mezza volata via in un lampo, coinvolto completamente dal sound semplice ma bellissimo di canzoni che ti entrano dentro!

Qualcuno ha paragonato la musica di Grayson a “un whiskey impregnato fino in fondo di Tom Waits e un po' di Robert Johnson e strappato dalle profonde radici del Delta”.

I suoi dischi, per ora due, ma ad Agosto andrà in studio per registrarne un terzo, sono “If You Knew My Mind” e “Wail & Ride”. Li trovate su www.amazon.com …Vi consiglio vivamente di comprarli!

Ciao.

Stevolaz

100 ANNI (Giugno 2007)

Diversi anni or sono ero a cena con degli amici e ad un certo punto una ragazza, che non mi aveva visto mai, prima di quella sera, si meravigliò del fatto che io sapessi così tante cose di musica e cinema americani; un mio vecchio e caro amico, che era al tavolo con noi, intervenne e disse:”…ma scherzi? Ste è cresciuto a pop corn, John Wayne e rock'n'roll!!!Conosce tutto quello che c'è da sapere su Elvis, western e tutto quello che è Stati Uniti nel senso più mitologico del termine!!!”.

Senza falsa modestia: era la verità!

Non sono mai stato uno che segue le mode o le tendenze.

Sarebbe stato “fico”, questo mese, parlare del quarantennale dell'uscita di un album storico come “Stg. Pepper's Lonely Hearts Club Band”, giornali specializzati e appassionati di musica non parlano d'altro, ma io non sono un “fico” e quindi mi piace celebrare John Wayne e il centenario della sua nascita.

Cominciamo con un po' di numeri:

175 – i film in cui ha recitato;

142 – sono le volte che ha recitato in un film da protagonista. A tutt'oggi è un record incontrastato;

80 – sono i film di serie B da lui interpretati prima di diventare una star… la più lunga gavetta di qualsiasi attore che sia mai entrato nella top ten power list degli attori hollywoodiani;

36 – gli anni nell'arco dei quali, tra il 1939 e il 1975, è stato sempre nella top ten degli attori con film di maggior incasso; record imbattuto di permanenza;

1 – è la posizione che detiene tutt'oggi nella speciale classifica “Top Box Office Star” tenuta dalla Quigley Pubblications: vuol dire che gli incassi dei film da lui interpretati sono i più alti di quelli di qualsiasi altro attore al mondo;

3 – è il numero delle candidature agli Oscar: 2 come attore protagonista per “Iwo Jima Deserto di Fuoco” e “El Grinta”, 1 come regista per (“ La Battaglia di Alamo”)

1 – è il numero degli Oscar vinti; per “El Grinta” del 1969;

Non c'è dubbio che “Duke”, come lo chiamavano gli amici, sia uno dei più grandi attori di sempre! Pochi lo sanno, ma ha recitato anche Sheakspeare a teatro negli anni '20, precisamente nell' “Enrico V”. Le sue idee politiche ultra-conservatrici, condivisibili o meno, hanno però sempre condizionato il giudizio artistico che i critici davano delle sue interpretazioni. Solo nell'ultima parte della carriera, anche grazie ai riconoscimenti europei dell'allora consideratissima corrente francese denominata Nouvelle Vague, venne rivalutato e riapprezzato per le grandi prove d'attore che aveva saputo fornire.

Il primo film importante (unanimemente considerato uno dei più belli della storia) è senz'altro “Ombre Rosse”, uno dei primi esempi cinematografici in cui ai “rinnegati” è concessa l'occasione di rifarsi una vita e diventare eroi. La sua interpretazione del fuggiasco “Ringo Kid” fece scalpore. Non c'era mai stato, prima di allora, un cowboy così moderno: camicia impolverata, aspetto disordinato e pantaloni portati con un risvolto sopra gli stivali (una rivoluzione: i pantaloni dei cowboy nei film erano sempre dentro gli stivali… dopo non sarebbe stato più così!), appariva vagando a piedi nel deserto, con una sella sulle spalle e facendo roteare il fucile in aria… Poi la mitica, violenta e potente interpretazione di Tom Donsom in “Il Fiume Rosso” di Howard Hawks, che gli valse il plauso del suo maestro e mentore John Ford… ancora il pugile distrutto dal senso di colpa per aver ucciso un uomo e che, per trovare pace, ritorna nella natia Irlanda in “Un Uomo Tranquillo” di Ford… nuovamente Ford lo dirige in quella che, in un recente sondaggio dei principali organi di stampa americani, è stata considerata la miglior interpretazione maschile in un ruolo da protagonista: il grande, rabbioso, misterioso e romanticissimo Ethan Edwards de “Sentieri Selvaggi”, il suo personaggio preferito.

Pensava che “Mezzogiorno di Fuoco” fosse antiamericano, mentre gli piaceva considerare il suo “Un Dollaro D'Onore”, altro film entrato nella storia, come la risposta adeguata al film interpretato da Gary Cooper (suo grande amico).

Con il Tom Doniphon, dello struggente “L'Uomo Che Uccise Liberty Valance”, dava l'addio al West che aveva amato e che non trovava più nelle nuove generazioni dello “spaghetti western”… con il vecchio malato, ma orgoglioso, J.B. Books de “Il Pistolero”, sua ultima interpretazione del 1976, diede l'addio al mondo e alla vita.

Il pubblico lo ha sempre amato.

Io da sempre sono un grande ammiratore dei suoi film… ho sempre amato, nei personaggi da lui interpretati, l'attaccamento ad un codice morale proprio, tipico degli eroi tutti d'un pezzo… l'apparire così burbero e severo, ma essere, in fondo, buono e tenero… la lealtà e il senso di giustizia patriarcale.

Forse è proprio questo che il pubblico ha sempre trovato nei suoi personaggi: il senso di paternità. L'eroe di Wayne non ti deluderà mai… se ne avrai bisogno, stai pur certo che non si tirerà indietro e sarà sempre lì a dirti cosa fare quando sarai in difficoltà: come il nostro papà.

Durante la sua ultima apparizione pubblica, alla cerimonia degli Oscar del 1979, pochi mesi prima di morire, disse “… continuate ad amare i western e non sottovalutateli mai… sono film semplici… e le cose semplici, sono quelle che vengono meglio!!!”

Chi lo ha conosciuto diceva che in privato era come nei suoi film. Nel testamento scrisse che come epitaffio sulla sua tomba avrebbe voluto la scritta “brutto, forte e leale”.

Alla sua morte il Congresso degli Stati Uniti, allora a maggioranza Democratica, conferì a John Wayne, Repubblicano, la medaglia d'onore con la scritta “A John Wayne, un americano”.

Stevolaz

COUNTRY MUSIC! (Maggio 2007)

Oggi mi sento proprio di merda!!!

Fisicamente dico… non c'è niente di peggio che beccarsi l'influenza quando fuori c'è un bel primo caldo sole di primavera… mentre gli altri vanno in giro senza giacca e le ragazze iniziano (bontà loro!) ad indossare minigonne e cannottierine, io devo metter su giacca e sciarpetta a mezzogiorno perché ho i brividi di freddo!!! Blah, che schifo!!!

B.B. King s'incazza da matti quando la gente dice che il blues è musica triste o che è musica adatta ad accompagnare i momenti in cui ci si sente giù. Lui sostiene, e condivido in pieno questa posizione, che il blues è musica e basta. Esiste una sconfinata quantità di blues ritmati che a tutto fanno pensare tranne che al malumore!

Per quanto mi riguarda, quando mi sento di merda come oggi, la colonna sonora che preferisco è il country. Niente è più lamentoso, zuccheroso, malinconico e piagnone di un grande pezzo country!!! È perfetto per autocommiserarsi quando ci si sente così!

Perciò oggi scrivo del country! Per come lo conosco io, almeno.

Come detto in qualche altra occasione, nella mia vita precedente ero sicuramente del Tennessee, per cui il mio amore per il blues è uguagliato da quello per il country!!! Sapete… giù da noi questi due tipi di musica hanno pari valore e dignità!

Anche il country nasce da una situazione sociale piuttosto disagiata, le prime note suonate negli States, che possono essere definite come progenitrici di questo genere, furono quelle suonate dagli immigrati provenienti dall'Europa centrale, soprattutto tedeschi, inglesi e irlandesi che mischiavano le loro tradizioni folk con quelle dei messicani che vivevano al confine. Infatti il country, con riferimento alla musica americana, è unanimemente riconosciuto come il primo genere “moderno” di “southern music”.

Quelle canzoni erano sempre incredibilmente nostalgiche, strappalacrime e parlavano di lontananza da casa o di qualche innamorata lontana che forse non si sarebbe più rivista. I giri di accordi erano semplici con ritmiche cadenzate e spesso terzinate, mentre le melodie erano molto cantilenose cantate spesso con stile dolce e smielato.

La sua catalogazione “ufficiale”, come genere che vantava radio specializzate e festival a lui esclusivamente dedicati, avviene intorno agli anni '20 del secolo scorso e, partendo dal sud-ovest degli States con il nome di “country and western”, si propaga velocemente in tutto il sud prima e in tutta la nazione poi.

Gli strumenti caratterizzanti del sound di questo genere di musica erano chitarra, banjo, steel guitar, fiedle, mandolino, dobro e violini, le ritmiche di basso e batteria non erano mai violente e anche se non mancavano quelle veloci, erano sempre piuttosto leggere, mai pesanti o ingombranti. Con il passare degli anni e l'evoluzione tecnologica, anche i suoni s'irrobustirono e il sound tese a diventare più “maturo” con l'introduzione degli strumenti elettrici.

Oggi il country continua ad avere il suo pubblico, ma la comparsa del cosiddetto new country, con sonorità decisamente “pop”, ha un po' cambiato e, a mio avviso, rovinato le caratteristiche del genere originale che, in ogni caso, continua ad avere, anche se in misura ridimensionata rispetto al passato, i suoi fieri rappresentanti tra artisti e pubblico.

Onore dunque ai grandi di questo genere musicale che tanto ha dato, e continua a dare, alla musica rock! Se volete approfondirne la conoscenza, procuratevi materiale della prima superstar della musica country Jimmy Rodgers che, attivo negli anni '20, vanta successi immortali come “T For Texas” o “Frankie And Johnny” e muore giovane come ogni rock star che si rispetti.

Un altro grandissimo, da molti considerato a buon diritto uno dei padri della musica moderna, è Hank Williams Sr., esponente di punta di quello che viene definito “honky tonk style”. Le sue bellissime canzoni sono, a mio sindacabilissimo giudizio, tesoro dell'Umanità: da “Lovesick Blues” a “I'm So Lonesome I Could Cry”, da “My Bucket's Got a Hole In It” a “Jambalaya (On the Bayou)”, fino a “Long Gone Lonesome Blues”.

Infine non hanno certo bisogno di presentazione i “figli”artistici di questi pionieri che tra gli anni 50, 60 e 70 sono stati protagonisti dell'epoca d'oro della country music da Johnny Cash a Willie Nelson, da Waylon Jennings a Patsy Cline, da Dolly Parton a Kris Kristofferson, da Jerry Reed e Chet Atkins a Loretta Lynn, fino ai più recenti Garth Brooks o Dwight Yoakam e chi più ne ha, più ne metta…

Ho come l'impressione che noi europei, in generale, tendiamo a snobbare il country, considerandolo musica semplice da zotici bovari… generalmente il blues è considerato, tra i due, il più nobile.

Che immensa cazzata!!!

Ciao

 

Stevolaz

 

 

MEMPHIS BLUES (Aprile 2007)

Sicuramente nella mia vita precedente ero di Memphis, Tennessee! O forse lo sarò nella prossima, non saprei…

Memphis non è una metropoli, è una città di circa 600.000 abitanti… le sue dimensioni sono piuttosto modeste se paragonata alle grandi città degli Stati Uniti, ma il suo valore nella storia della musica moderna è inestimabile!

Crocevia di commercio di schiavi per la sua posizione fluviale, centrale dell'industria del commercio di cotone nel sud degli States, da sempre ha avuto una fortissima concentrazione di gente di colore… ovvio quindi che qui nascesse il blues.

Il blues nacque nei campi di cotone, dove di giorno gli schiavi cantavano delle melodie ripetitive e cadenzate per darsi un ritmo alla raccolta… di notte le cantavano per liberarsi spiritualmente e dare corpo ai demoni e alle disgrazie che li opprimevano!

Il blues è musica semplice, strutturata in dodici battute, secondo uno schema molto ripetitivo. All'inizio era solo vocale, come detto prima veniva cantata nei campi dagli schiavi… poi si iniziarono ad associare alla voce sia la chitarra acustica che l'armonica a bocca. Ecco… sostanzialmente, e molto semplicisticamente, questo è il blues di Memphis!

Infatti esistono diverse “provincializzazioni” del blues… da quello di Memphis si distinguono, per caratteristiche ben precise, sia quello di Chicago, totalmente amplificato e dalle caratteristiche stilistico/melodiche molto aggressive e i cui portabandiera sono Willie Dixon e Muddy Waters, per citarne un paio, sia quello del Texas, molto più moderno, ritmato e contaminato e il cui maggior rappresentante è senz'altro Stevie Ray Vaughan… ma innumerevoli sono i generi di blues esistenti… tutti particolari, tutti belli, tutti sanguigni, tutti profondi!

Come detto, Memphis è la culla del blues e Beale Street ne è sempre stata il centro vitale!

Beale Street si trova nel centro di Memphis e da sempre è stata il centro della comunità nera della città. Qui i neri si ritrovavano per suonare agli angoli delle strade e tirare su qualche soldo, qui avevano i locali a loro riservati e da loro gestiti, qui venivano per fare acquisti o semplicemente per passare il tempo libero.

Tutti i più grandi bluesman della storia hanno suonato a Beale: Robert Johnson, Louis Armstrong, Muddy Waters, BB King, Howlin' Wolf, Albert King, ecc… pochi erano i bianchi che potevano passeggiare tranquillamente a Beale, tra questi Sam Phillips, che nel suo “Memphis Recording Service” poi diventato “Sun Records” registrava gli artisti di colore, il dj della radio locale Dewey Phillips, unico disc jokey bianco che trasmetteva musica nera, e qualche ragazzo senza un dollaro in tasca che a Beale poteva trovare capi d'abbigliamento a prezzi bassissimi e ascoltare buona musica ad ogni angolo di strada senza spendere un soldo… tra questi un certo Elvis Presley…

Agli inizi degli anni '60 parte dell'originaria Beale Street venne abbattuta per far posto a nuovi palazzi e centri residenziali… i locali storici, dove si suonava notte e giorno, vennero chiusi… che schifo!!!

Nel 1966 la parte superstite della strada, che poi è quella che possiamo visitare oggi, venne dichiarata intoccabile con un atto del Congresso che la nominò Centro di Importanza Storica Nazionale… in buona sostanza divenne un museo all'aperto!

Oggi Beale è una delle principali attrazioni turistiche di Memphis, e anche se ancora tutto è, naturalmente, a base di blues, lo è in funzione turistica… dai locali notturni, ai negozi di abbigliamento, ai ristoranti… io ci sono stato e l'ho trovata bellissima, ma, rammaricandomene, questa cosa l'ho notata!

Proprio non riesce a venirmi in mente la prima volta che ho sentito del blues… che io ricordi l'ho sempre ascoltato, mi è sempre piaciut! Forse nella mia vita precedente suonavo l'armonica ad un angolo di strada a Beale pure io… questo spiegherebbe alcune cose…

Ciao

JOHN BELUSHI (Marzo 2007)

Il 5 Marzo del 1982 il mondo perdeva John Belushi! Sono passati 25 anni!

John Belushi era, innanzi tutto, un attore di prim'ordine, ma parlava come una rock star: “…vivi in fretta, muori giovane e lascia dietro di te un bel cadavere…”

Detto e fatto!!!

Belushi era noto per il suo stile strabordante, la sua comicità demenziale e per il suo essere, sempre e comunque, fuori dagli schemi. La leggenda vuole che fosse uno studente modello innamorato di Shakespeare, ma anche di Elvis Presley, delle poesie di Walt Whitman, ma anche dei blues di Robert Johnson… accostamenti singolari, ma tipici del genio!

La droga gli piaceva da molto prima di diventare famoso… all'epoca in cui era studente, quasi tutti nei campus universitari americani a inizio anni '70 hanno fatto uso di LSD almeno una volta… all'epoca si pensava che potesse arricchire spiritualmente… magari era anche così, ma ti friggeva il cervello… però il genio non pensa a queste cose, lui deve coltivare la sua arte, quello è il suo unico obiettivo.

Dan Aykroyd è il suo amico fraterno. S'incontrano nel 1975 e diventano inseparabili… fisicamente sono come due novelli (ma soprattutto sboccati) Stan Laurel e Oliver Hardy, mentre in scena si completano perfettamente: uno parla troppo, l'altro per niente… uno è piuttosto rigido nei movimenti, l'altro sembra una palla di gomma inarrestabile!

I Blues Brothers nascono nel 1978, durante una puntata del popolare show americano Saturday Night Live. La canzone, da loro eseguita quella sera, doveva essere un semplice numero apripista, ma folgorarono il pubblico e diventarono un'icona di cultura popolare. Pochi anni dopo vennero rivelati al mondo quando, grazie all'omonimo film diretto da John Landis, andarono in missione per conto di Dio !

Ho sempre odiato il carnevale fin da piccolo. Non ho mai trovato divertente travestirmi e fare il pagliaccio… tranne una volta.

Quell'anno, avrò avuto 10 o 11 anni, dissi a mia madre di procurarmi un cappello nero, giacca e pantaloni neri, camicia bianca e occhiali scuri… “Cosa fai ti vesti da becchino?” disse lei, “no, da Blues Brother!” risposi io!

Il film era appena uscito, ma io ero piccolo e non ero andato al cinema a vederlo, però qualcuno mi aveva regalato la colonna sonora in cassetta… avevo deciso che volevo essere come loro solo dalla foto in copertina: quei due tutti vestiti di nero seduti sul cofano di una macchina!

I Blues Brothers mi hanno fatto conoscere Robert Johnson, “Sweet Home Chicago” è stata una rivelazione, “Rawhide” aveva l'andazzo country che mi è sempre piaciuto, “She Caught The Katy” in quella versione è ancora oggi uno dei miei pezzi preferiti e “Gimme Some Lovin'” è più bella dell'originale… e poi il finale dove tutti salutano il Re (che se fosse stato ancora in circolazione, avrebbe fatto parte del film!) cantando insieme “Jailhose Rock”!

Un giorno Aykroyd chiese a Belushi un favore: se fosse morto prima di lui, John, durante il funerale, avrebbe fatto suonare una canzone dei Vultures intitolata “ 2000 Pound Beef”. Belushi diede il suo OK, ma fece promettere all'amico la stessa cosa.

Quando, durante la veglia funebre di John Belushi, da uno stereo portatile vennero diffuse le potenti chitarre dei Voltures che suonavano quel pezzo, la gente rimase attonita per qualche istante, ma dopo scoppiò in una fragorosa risata!

Ciao,

Stevolaz

ODIO I BULLI (Febbraio 2007)

 

C'è un bellissimo film con John Travolta che s'intitola “A Civil Action” in cui il protagonista, avvocato di punta di un piccolo studio associato, si trova a combattere in tribunale contro il grosso studio di una multinazionale. La causa che porta avanti è impossibile da vincere e lui ne è consapevole, ma quando spiega perché ha accettato di occuparsi della vicenda, dice: “…i grandi studi sono sicuri di sé, ti sbattono in faccia le loro lauree e i loro titoli altisonanti… sono arroganti… sono dei bulli... e io odio i bulli!!!”. Bene, anche io odio i bulli! George Klein è uno storico DJ di Memphis, Tennessee, ed è anche uno dei più vecchi e cari amici di Elvis. Erano compagni di scuola. George è stato al fianco di Elvis per tutta la vita e ancora oggi collabora con la Elvis Presley Enterpises. In molte interviste che ho letto, George racconta di un episodio interessante.

Era il 1957, Elvis era diventato il Re già da un pezzo, tutti parlavano di lui e, in quel momento, era senz'altro il cantante più famoso al mondo. Stavano viaggiando in treno di ritorno da New York dove Elvis aveva partecipato al lancio del suo terzo film intitolato “Jailhouse Rock”, quando George si accorse che Elvis, il quale stava leggendo su una rivista un articolo che parlava della sua incredibile ascesa, sorrideva. Però non era un sorriso divertito, ma un sorriso amaro.

Quando George chiese ad Elvis cosa avesse in testa, questi gli rispose che aveva ripensato a quando era un povero ragazzo di Memphis che voleva soltanto cantare. Aveva fatto tutta una serie di audizioni presso band o quartetti locali e tutti lo avevano scartato, alcuni consigliandogli addirittura di tenersi stretto il suo impiego di camionista.

Ripensava a quanto dolore quei fallimenti gli avessero dato, perché la musica era per lui una ragione di vita…però adesso era arrivato in cima…e gli sarebbe piaciuto vedere l'espressione di quei figli di puttana che lo avevano snobbato!!!

George racconta quest'aneddoto per descrivere l'approccio che Elvis aveva con la musica, caratterizzato dalla massima umiltà. Il Re non aveva studiato musica, non conosceva la “grammatica” musicale e, pur suonando chitarra, contrabbasso e pianoforte, non era un grande strumentista…aveva un immenso talento ed un grande istinto musicale, ma era un autodidatta e sapeva che avrebbe dovuto sempre faticare per continuare ad imparare e a migliorarsi.

Poco tempo fà in Tv ho visto un'intervista a Keith Richards. Al giornalista, il quale chiedeva se fosse soddisfatto del genere di chitarrista che era diventato nel corso degli anni, Keith rispose che se mai fosse arrivato quel giorno, avrebbe appeso la chitarra al chiodo. Disse, con malcelata timidezza, che la chitarra continuava ad avere per lui un'incredibile numero di segreti…disse che la

chitarra è per lui come una donna che si spoglia lentamente, ma che non resta mai nuda!

B.B. King è solito parlare di sé come un chitarrista piuttosto scarso. Se leggete la sua autobiografia, ogni volta che parla di sé come musicista, ne parla piuttosto male…dice che non sarebbe mai in grado di suonare certi tipi di ritmiche, perché non si considera un grande chitarrista. Non si mette mai al livello di quelli che lo hanno ispirato, dei suoi idoli, e nemmeno al livello dei suoi colleghi contemporanei…ne parla sempre con una prospettiva “dal basso”…tra le righe, sembra sempre

voler dire “mamma mia quanto è bravo questo!!!”

Dannazione!!! Così sono i grandi! Piantagrane, rivoluzionari, casinari quanto si vuole, ma mai arroganti!

Mai bulli!!! Uno può essere bravo, molto bravo…un grande maestro di tecnica strumentistica, un profondo conoscitore di musica…però se permette all'ego di prevaricare il buon senso, se si crede “il più bravo”, allora, secondo me, non potrà mai essere un grande musicista! Sarà bravo, questo si…ma resterà soltanto un bullo.

D'altronde la grandezza non è data esclusivamente dall'essere dei mostri di tecnica, ma soprattutto

dall'umanità! La passione, l'abnegazione, l'onestà musicale, il credere in quello che si suona, il voler condividere la musica sia con chi ascolta che con chi la si fà, il voler divertirsi serenamente senza volere o dovere dimostrare niente a nessuno!!!

Queste cose, secondo me, fanno di un musicista un grande musicista.

Stevolaz.

ROCK AND ROLL (Gennaio 2007)

La Big Boss Band nasce come una band di Rock'n'Roll. Il primissimo repertorio del nostro gruppo era formato da cover di pezzi nessuno dei quali scritto dopo il 1967. Nelle nostre prime scalette non mancavano mai Be Bop A Lula, Tutti Frutti, Rip It Up, Matchbox, Whole Lotta Shakin' Goin' On, Blue Suede Shoes, Heartbreak Hotel, Paralyzed, Don't Be Cruel, Summertime Blues, Bluebarry Hill… gli appassionati del genere sanno di cosa parlo… Col tempo e gli anni, abbiamo preso, com'era naturale che fosse, una direzione più rock, ma conserviamo ancora, e ne siamo orgogliosi, una marcata caratteristica rock'n'roll. Per la differenza tra i due generi, rock e rock'n'roll, vi rimando al pensiero di Luglio '06.

Purtroppo esiste ancora molta confusione sul rock'n'roll, su cosa sia e sui sotto-generi che può comprendere… allora proverò, nel mio piccolo, a fare un po' di chiarezza.

Cominciamo con l'affermare che stiamo parlando di un GENERE musicale.

Ciò vuol dire che le canzoni, che ne fanno parte, hanno caratteristiche ben precise e definite, anche se nessuno dovesse averle mai scritte o codificate. Riassumendo brutalmente, possiamo dire che i rock'n'roll sono ritmi svelti in 4/4 , generalmente swingati, ma che possono essere anche “dritti”. Il giro di accordi è quello tipico del blues, ma è contaminato da variazioni tipiche della musica country. La struttura dei pezzi è molto semplice e prevede un tema ed un inciso che sfociano in un assolo di chitarra o di piano o di sax… non abbiamo quasi mai il “ritornello” come siamo abituati a concepirlo oggi, però ci sono pezzi, come ad esempio Ready Teddy o Speady Gonzales, in cui si trova qualcosa di simile e che si potrebbe definire un progenitore del classico ritornello “aperto” che conosciamo anche nelle canzoni della nostra epoca. L'impatto è un vero mix di ritmiche blues, scandite da batteria e contrabbasso o basso elettrico (ricordo che in Don't Be Cruel del 1956, è Elvis stesso a suonare un basso elettrico ), con inserimenti melodici delle chitarre elettriche che spesso fanno riferimento alla musica country… il tutto può essere condito con pianoforte, chitarra acustica e sax. Le tematiche dei testi sono principalmente due: il viaggio e l'amore. Tutto con abbondanti riferimenti sessuali sempre giocosi, mai volgari, ma molto espliciti.

Chi dice che i Rock'n'Roll sono tutti uguali, dice un'ovvietà e contemporaneamente una cosa inesatta! Certo che i r'n'r si somigliano, come somigliano tra loro tutte le ballad oppure i pezzi country, blues, heavy metal, rock-southern, e chi più ne ha, più ne metta… l'appartenenza ad un genere ti obbliga a dei vincoli… l'interpretazione del pezzo e il suo arrangiamento con l'introduzione di riff caratteristici o di sonorità e ritmiche particolari, faranno in modo che una canzone si differenzi da un'altra... naturalmente se sei appassionato, ti rendi conto delle diversità, mentre l'ascoltatore medio, che normalmente è distratto, non se ne accorge.

Volendo tracciare un diagramma sulla composizione del rock'n'roll e dei suoi sotto-generi, prenderò in considerazione un periodo limitato di tempo… quello che viene unanimemente riconosciuto come l'epoca d'oro del r'n'r, ovvero il periodo che và dal 1954 al 1962.

Alcuni artisti che citerò sono molto più famosi per altri generi musicali, ma in quest'epoca o facevi r'n'r oppure non esistevi, per cui tutti si piegavano all'esigenza del mercato.

La cultura bianca aveva prodotto il country, mentre quella nera il blues… dal loro matrimonio nacque il rock'n'roll. Apro una piccola parentesi per smentire il vecchio luogo comune secondo il quale i bianchi sarebbero da additare come ladri di musica per aver fatte proprie, con il rock'n'roll, le caratteristiche del blues. Ebbene è un dato di fatto che nel 1953 solo il 5,7% del mercato discografico era dedicato alla musica nera!!! Sapete com'è andata dopo? Come diceva il compianto James Brown: il rock'n'roll ha fatto in modo che i bianchi potessero scoprire una cultura meravigliosa e a loro totalmente sconosciuta. BB King afferma, nella sua autobiografia, che probabilmente nessun bianco oggi saprebbe chi lui fosse, se non ci fosse stato il fenomeno del rock'n'roll! I ragazzi bianchi che cantavano la musica dei neri, fecero in modo che gli artisti di colore avessero la possibilità di accedere ad un pubblico, e ad un mercato, che altrimenti sarebbe rimasto loro precluso per sempre!!!

Torniamo al nostro diagramma:

Il Rock'n'Roll può dividersi in due movimenti… quello degli artisti bianchi che può essere detto

Rockabilly, ma la definizione è troppo limitativa, e quello degli artisti neri, che può essere denominato, ma anche qui semplificando non poco, Rhythm and Blues.

Possiamo dividere a loro volta questi due generi in altri due “sotto-generi”, che però sono più interpretativi che strutturali. Si tratta del modo che ciascun artista ha di approcciare il proprio repertorio… una canzone fatta da Ricky Nelson suona in un modo, mentre la stessa fatta da Jerry Lee Lewis, suona in un altro… è una questione di sentimento dell' artista, ed è per questo che chiamerò questi due sottogeneri “feel sweet” per quei pezzi dalla connotazione più confidenziale, e “feel hard” per quelli più fisici e aggressivi.

Al “feel sweet” del Rockabilly possiamo ascrivere i toni zuccherosi di Pat Boone o degli Everly Brothers, ma anche il rock molto swing di Bill Haley, senza dimenticare quello con venature marcatamente country di gente come Johnny Cash, Ricky Nelson e Buddy Holly.

Il “feel hard” del Rockabilly, invece, è quello con atteggiamenti più sboccati, interpretazioni più

aggressive, atmosfere decisamente più “ribelli”. E allora come non ricordare “the killer” Jerry Lee Lewis e, i suoi colleghi della Sun Records, Carl Perkins e Roy Orbison, ma anche il grande Eddie Cochran e l'inglese Gene Vincent.

BB King è senz'altro uno dei più grandi musicisti blues della storia, ma la sua Rock Me Baby si può tranquillamente far rientrare nel “feel sweet” del Rhythm and Blues, cosec come le atmosfere soul di Sam Cooke e le raffinatezze stilistiche di Fats Domino e di Ray Charles.

Il “feel hard” del Rhythm and Blues e invece più rude e smodato, ma non per questo meno divertente. Penso a Bo Didley, a Chuck Berry, a Little Richard o a James Brown…

Riguardo a Elvis… bhè… lui è il Re! E lo è perchè nella sua musica potete trovare tutte queste cose.

Ciao

Stevolaz